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Publié par Alessandro Zabini





Il profilo dell’isola di Avalon, quale è descritta nella Vita Merlini (vv. 908-40), s’innalza da un oceano mitologico—magistralmente riassunto nella lunga citazione da Arturo Graf—in cui s’intrecciano le correnti greco-latine—con le Isole dei Beati, le quali sono spesso collocate ad occidente della Bretagna, dove dimorano i Celti—e le correnti celtiche, con le isole dell’Aldilà, simili a quelle dei Beati e alle Fortunate. Isidoro, Solino, e la Navigatio sancti Brendani, sono stati indicati fra gli autori a cui Goffredo si rifece, traendo dalle loro opere la fecondità portentosa del suolo, la longevità degli abitanti, e il nome del pilota, Barinthus. E dalla tradizione celtica, tramandata oralmente dai cantori bretoni, Goffredo e Wace ricavarono il materiale sul trasferimento di Arthur, ferito—per essere curato o per essere sepolto—all’isola di Avalon, che assunse così i caratteri di un’isola dell’Aldilà.

«L’isola di Sein, nell’oceano britannico, di fronte al litorale degli Osismi, è celebre per l’oracolo di una divinità gallica. Le sacerdotesse, votate alla verginità, sono, si dice, in numero di nove. Sono chiamate Gallicene e si sostiene che possiedano talenti straordinari: sono in grado di sommuovere con i loro canti i mari e i venti; sanno assumere le forme animali che desiderano; sanno guarire le malattie che nessuno cura in altro modo; e sanno conoscere e predire l’avvenire, favore che nondimeno riservano a coloro che si recano nella loro isola appositamente per consultarle.»

Questo racconto si legge nell’opera di geografia del mondo antico, De Situ Orbis—composta all’epoca in cui Claudio invase la Britannia, nel 43-44—da Pomponio Mela, un altro autore latino al quale Goffredo molto probabilmente attinse. Tuttavia le sacerdotesse di Sein non hanno nome, a differenza di quelle della «Jnsula pomorum que fortunata uocatur» (v. 908). E l’unico elemento presente nella descrizione di Avalon che si legge nella Vita Merlini, ma non si trova altrove, è il nome di Morgen—un nome pseudobretone inventato da Goffredo, come pure quelli delle altre otto sorelle—almeno a giudizio di Edmond Faral, il quale ne conclude che la derivazione dalla mitologia celtica, e dunque la connessione con l’aldilà e con le fate, non è dimostrata.

Quantunque succinta, la descrizione della Ile de Sein quale dimora di druidesse—sisterhood of nine, che nella Vita Merlini (v. 1124), è composta di ninfe—«nimpharum uenit ad aulam»—lascia trasparire le antiche tradizioni celtiche relative all’Aldilà e ad un’isola paradisiaca abitata da vergini, dove, come si racconta spesso nelle poesie e nelle leggende celtiche, giungono gli eroi come Bran e Cu Chulainn, Maelduin e Arthur, dopo avere affrontare il mare.






Note

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