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Crevice Weeds Writings—«waifs of many a wreck»—motley and fragmentary writings—sketchy and faulty—failed, perhaps—unconfined—along the borders, upon the thresholds and into the chinks of literature, «as foam that the sea-winds fret»…

«Impossibilità»… (Cora.XII)

Alessandro Zabini

Impossibilità spaventevole? Forse… O forse è la possibilità che l’alterità, l’unicità, si manifestino senza svelarsi, irriducibili: l’ignoto che affiora senza essere spiegato, assumendo una forma unica e insostituibile: come un volto. Forse ogni metamorfosi della vita, unica, inaccessibile, irripetibile, esige una forma: un volto dell’ignoto, come il viso di Cora, mistero che per manifestarsi senza essere negato né violato esige una forma unica, enigmatica. Forse all’ineffabilità… Osservo la fotografia… Apparitions Crossway

«Osservo la fotografia»… (Cora.XI)

Alessandro Zabini

Osservo la fotografia, contemplo Cora. Il suo viso e i suoi occhi celano un mondo, alludono a qualcosa di sublime e di terribile. Forse ogni viso nasconde un segreto, un mondo, un infinito, nessuno identico a nessun altro: mondi innumerevoli, unici, a cui non si può accedere. Nessuno potrà mai conoscere il mio, né io quelli altrui, nell’impenetrabilità assoluta dell’apparenza. Mai potrò conoscere l’infinito di Cora. Impossibilità… Paiono riavvicinarsi, ora… Apparitions Crossway

«Paiono riavvicinarsi, ora»… (Cora.X)

Alessandro Zabini

Paiono riavvicinarsi, ora, le vaghe immagini di donna, ormai remote nella memoria prima di trovare Cora, come se lei fosse la donna dei miei ricordi, destinati ad andare perduti insieme a questo diario… I pensieri di ciascuno, i sentimenti e le emozioni, i timori, i ricordi, tutto ciò ch’è più intimo, non possono essere trasmessi ad altri. Nessun altro può mai conoscerli, neppure nell’intimità dell’amore e dell’amicizia: resta sempre un segreto del tempo, un cuore dell’ignoto, un tesoro sepolto nella memoria, irrecuperabile… Quale tesoro ha lasciato Cora? Osservo la fotografia … Domeniche pomeriggio...

«Domeniche pomeriggio invernali»… (Cora.IX)

Alessandro Zabini

Domeniche pomeriggio invernali che tornano di nuovo. Una sconosciuta mi guarda sorridendo. Lampioni infinitesimali sulle spiagge. Kris sfogliava un libro di carte e disegni geografici: sollevò il viso. Fari sul luogo del disastro. Una donna dal seno di Afrodite guarda fuori attraverso una finestra. Onde pigre, alberi folti, case di dive stanche, palme verdi, un vecchio affresco, prendere appunti… La passante dai lunghi capelli, scuri e sciolti, occhi neri acuminati, maglione, jeans e stivali, fugacemente il viso e il modo di muoversi: esce da un negozio di giocattoli ed entra nella libreria dirrimpetto....

«Mi era sempre piaciuto»… (Cora.VIII)

Alessandro Zabini

Mi era sempre piaciuto soffermarmi ad osservare i lembi di suolo abbandonato… «Tutto il colore verde nasce proprio qui, dietro casa»… Lei cammina sulla spiaggia. «Sei troppo vicina al mare! Torna!» Una luce rara palpita nella notte fra le colline sull’oceano. Lei sorride e corre verso di me… Notte di luce sulle acque pigre della baia, e le stelle nel diario di viaggi… «Sì… Nick… Oakland e Alameda…» Lei corre sulla spiaggia, e arrivano le immagini… Domeniche pomeriggio invernali… Poco prima di trovare Cora… Apparitions Crossway

«Poco prima di trovare Cora»… (Cora.VII)

Alessandro Zabini

Poco prima di trovare Cora ero sommerso dai ricordi. Era una di quelle sere autunnali e malinconiche in cui l’oceano del passato, infestato di fantasmi, si frange sulla spiaggia della memoria, e la nebbia della rimembranza si addensa, lambisce, avvolge… Mi era sempre piaciuto… Sono tra le fronde… Apparitions Crossway

«Sono tra le fronde»… (Cora.VI)

Alessandro Zabini

Sono tra le fronde che si curvano sul canale. Fra i veli gocciolanti della bruma rivedo Cora che galleggia sull’acqua, nuda, immota, nel sospirare delle piante, la chioma fosca ondulata e sparsa, gli occhi fissi, freddi, spenti nel volto pietrificato. La riconosco. Non la dimentico. La testa si muove, ma non per effetto della corrente, né alcunché la tocca. Ruota lentamente. Mi guarda. Forse sulle labbra freme un sorriso. Gli occhi non sono più fissi, non sono più freddi, non sono più spenti. Con uno spasmo mi desto. Forse nell’oscurità continuo a vedere il viso, che lentamente dispare scrutandomi....

«Ho cercato»… (Cora.V)

Alessandro Zabini

Ho cercato un telefono. Ho atteso, contemplando la defunta. La sua bellezza m’impietriva, mi turbava, annientava ogni altra cosa. Senza posa udivo nella mente la voce di un presagio, un ricordo, una domanda: «Il luogo di un disastro… Terribilmente somiglia a una divinità… È forse morta una dèa?» Sono tra le fronde… Nella morte… Apparitions Crossway

«Nella morte»… (Cora.IV)

Alessandro Zabini

Nella morte, dall’acqua torbida e luccicante, gli occhi fissavano il cielo notturno. Una brezza umida ha carezzato il seno gelido. La nebbia si è lacerata, sdipanata, dissipata. Ho seguito quello sguardo. Più spaventevole dell’oscurità, una luce è sfrecciata nel firmamento. Una vertigine… Dagli astri fiochi è parso cadere un silenzio effimero… Ho cercato… La chioma dai riflessi viola… Apparitions Crossway

Apparitions Crossway

Alessandro Zabini
Apparitions Crossway
Apparitions Crossway

July 15 and 16, 1975 Connectedness July 2, 1975 July 3, 1975 July 10, 1975 Day of the Bull: A Forewarning (August 15, 1975) Out of Otherness (August 15, 1975) Meeting With A Stranger (March, 1976) «Cosa ho veduto?» (Cora.I) «Le fronde cupe di un salice»… (Cora.II) «La chioma dai riflessi viola»… (Cora.III) «Nella morte»… (Cora.IV) «Ho cercato»… (Cora.V) «Sono tra le fronde»… (Cora.VI) «Poco prima di trovare Cora»… (Cora.VII) «Mi era sempre piaciuto»… (Cora.VIII) «Domeniche pomeriggio invernali»… (Cora.IX) «Paiono riavvicinarsi, ora»… (Cora.X) «Osservo la fotografia»… (Cora.XI) «Impossibilità»…...

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