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Publié par Alessandro Zabini

Emilio Salgari scrittore: 1. Avventure fra le pelli-rosse

 

Ma degli scritti altrui approfittarsi con sola l’imitazione a giudizio di Quintiliano, che lungamente ne parla, è troppo poco guadagno. Sia dunque la seconda maniera di farlo, non che lecito, ma lodevolissimo tôrre da altrui ciò che si vuole, ma del suo migliorarlo sì, che non sia più desso.

Daniello Bartoli, L’uomo di lettere difeso ed emendato

Emilio Salgari scrittore: 1. Avventure fra le pelli-rosse

 

I romanzi western di Emilio Salgari

All’inizio del XX secolo Emilio Salgari pubblica il suo secondo romanzo western, I minatori dell’Alaska (Genova, Donath, 1900). Di pochi anni lo hanno preceduto il primo romanzo western, Il Re della Prateria (Firenze, Bemporad, 1896) e il racconto «Una caccia sulle Montagne Rocciose» («Il Giovedì», n. 16, 19 aprile 1894): «Ce court récit destiné a la jeunesse ouvre le corpus salgarien de l’Ouest. Comme l’indique Laura Nay dans son contribution de synthèse, à partir de là suivraient neuf autres nouvelles et surtout quatre romans—si l’on except la trilogie» (1). Il quarto western è La Sovrana del Campo d’Oro (Genova, Donath, 1905) (2).

Il terzo western di Salgari, pubblicato nel 1900 dall’editore Paravia di Torino e firmato con lo pseudonimo Guido Landucci, è Avventure fra le Pelli-Rosse: «Non possiamo tacere che questo romanzo […] suscita qualche perplessità nel lettore, che conoscendo bene il suo Salgari sa che cosa può aspettarsi e che cosa no da un libro dello scrittore veronese-torinese, anche quando si tratta di un libro evidentemente minore», scrive «Il noto scrittore e giornalista Luigi Bàccolo, impegnato nella prefazione all’edizione del 1976 [di Avventure fra le Pelli-Rosse] edita dalle Produzioni Editoriali Aprile», citato in un saggio del 1981 da Felice Pozzo, il quale, riferendo nella stessa pagina la tesi di Giuseppe Turcato, ipotizza che Salgari «fu quasi certamente incaricato di tradurre e rimaneggiare dal francese un romanzo western per la verità poco bello» (3). Parecchi anni più tardi Ann Lawson Lucas scrive: «È ora rintracciabile la fonte di Avventure fra le Pelli-Rosse, finora ignorata: come Le caverne dei diamanti, si tratta del plagio di un romanzo scritto in inglese. Mentre H. Rider Haggard fu uno scrittore inglese, Avventure fra le Pelli-Rosse deriva da un romanzo americano. Questa storia di pionieri inglesi in America è da ricondurre direttamente a Nick of the Woods or The Jibbenainosay. A Tale of Kentucky, di Robert Montgomery Bird, edito per la prima volta nel 1837; non è una copia pedissequa, ma un adattamento, e il procedimento adottato è molto simile a quello utilizzato da Salgari per il romanzo di Haggard» (4).

 

Emilio Salgari scrittore: 1. Avventure fra le pelli-rosse

Nick of the Woods

Il romanzo di Bird fu molto famoso nel XIX secolo. Fu pubblicato «in no less then nine English editions after its appearance in 1837, and under the title Nathan der Quaker, oder der Satan des Urwaldes, in three editions in Germany, one in Denmark, one in Holland and one in Poland», scrive Ray Allen Billington. «Its hero, Nathan Slaughter, roamed the forest killing Indians in a life-long quest to avenge the massacre of his wife and children, marking each with a cross carved in the mutilated flesh. His Indians were far from Noble Savages; all were sneaking renegades so cruel and worthless that they deserved their fate at the hands of the Jibbenainosay, or “the Spirit that Walks”, as the red men called him. Here was a new formula for European storytellers to imitate, one in which the villains were red and the heroes white» (5).

Aggiunge Elémire Zolla: «Bird censura Cooper imitandolo in Nick of the Woods, nel 1837, ma in lui come in Brockden Brown è assente l’Indiano cavalleresco, e per dar credito alla sua tesi, egli mette in campo un quacchero sdegnoso di ogni lotta, che alla fine viene tramutato in sterminatore: “l’uomo dell’amicizia e del buon volere” in un uccisore d’Indiani, double-dyed in gore: tinto e ritinto di sangue» (6)».

Dopo avere osservato che Salgari traspone l’epoca e l’ambientazione del romanzo dal Kentucky del 1782 al Sud Ovest del 1870, con la conseguenza che gli Indiani Shawnee diventano Comanche, e cambia anche i nomi di gran parte dei personaggi, la professoressa Lucas pone alcuni interessanti interrogativi a proposito de Le caverne dei diamanti e di Avventure fra le Pelli-Rosse: «Di chi era stata l’idea di adattare proprio questi romanzi? Di Salgari, dell’editore o dell’agente letterario che conduceva le trattative per la pubblicazione? E Salgari aveva letto veramente, in precedenza, opere così diverse fra loro? Se sì, in che lingua? Non sembra che queste opere fossero disponibili in traduzione italiana a quel tempo e non ci sono né prove né testimonianze che Salgari conoscesse l’inglese». (7). Poco oltre, dopo aver suggerito che il romanziere veronese si fosse servito, per Le caverne dei diamanti, della versione francese del romanzo di Rider Haggard, la professoressa Lucas aggiunge: «Il romanzo di Montgomery Bird invece non risulta tradotto in francese; quindi in questo caso Salgari deve aver usato un metodo diverso. È possibile che gli editori di queste opere pseudonime del Nostro fossero pienamente informati della situazione e ne fossero anche i promotori: non è da escludere che, per un’opera solo disponibile in inglese, avessero assunto addirittura un traduttore per fornire a Salgari un abbozzo preliminare su cui lavorare. Un collaboratore, ci sembra, in questo lavoro ci doveva essere, oppure qualche altra forma di intermediario» (8).

Il reperimento di alcune traduzioni di Nick of the Woods e i raffronti fra  testi consentono di rispondere ad alcune di queste domande.

 

Emilio Salgari scrittore: 1. Avventure fra le pelli-rosse

Le traduzioni di Nick of the Woods

A differenza di King Solomon’s Mines, di H. Rider Haggard, che ha avuto numerose versioni italiane, la prima delle quali, Le miniere di Re Salomone, anticipa il rifacimento di Salgari, Le caverne dei diamanti (9), il romanzo di Bird non è mai stato tradotto nella nostra lingua, oppure, se ne esiste una versione italiana, finora non è stato possibile individuarla. Ha avuto invece altre versioni, oltre a quelle enumerate dal professor Billington. La traduzione francese, Le Démon des Bois, ou Aventures de la vie des prairies, è stata pubblicata a puntate sul settimanale La Ruche Parisienne fra il 1856 e il 1857, quindi ristampata in volume su licenza, in Belgio, sempre nel 1857 (10). La traduzione spagnola, El Demonio de los Bosques, (11), è successiva anche se reca la medesima data di pubblicazione. Gli «Apuntes biograficos» posti a premessa traducono letteralmente, tranne un paragrafo e la firma, la prefazione a Le Démon des Bois, firmata dal traduttore francese, André de Goy, interessante figura di letterato e giocatore d’azzardo. Questo particolare, nonché un raffronto fra le due versioni da cui risulta una corrispondenza pressoché perfetta, persino lessicale, conferma che la spagnola deriva e dipende dalla francese.

Per documentare i rapporti fra le diverse versioni, e i modi in cui i traduttori e Salgari hanno riscritto l’originale, non basterebbe un volume intero. In generale si può osservare che lo stile di Bird è magniloquente e ridondante, mentre le traduzioni, pur condotte fedelmente sull’originale, sono molto più concise e fluide, tagliano e condensano la narrazione senza remore, eliminando la prolissità e attenuando il grottesco. 

Anche quantitativamente le due traduzioni sono quasi identiche: la francese è di 471 pagine complessive, corrispondenti a 83.271 parole e 498.200 battute, ovvero 249 cartelle editoriali attuali, e la spagnola è di 321 pagine, 81.874 parole, 477.216 battute, 238 cartelle, mentre l’originale inglese (12) ha 392 pagine, 136.186 parole, 765.151 battute e 382 cartelle. Dunque le due versioni hanno rispettivamente 133 e 144 cartelle in meno dell’originale. Avventure fra le Pelli-Rosse è ancora più breve: 152 pagine, 52.468 parole, 342.317 battute e 171 cartelle.

 

Emilio Salgari scrittore: 1. Avventure fra le pelli-rosse

La riscrittura di Salgari

Da come nasce cosa. Come fare suggerisce cosa fare, non viceversa. Dai materiali e dalla tecnica è composta e modellata l’opera.

Non si sa se Salgari sia stato incaricato o abbia deciso di tradurre o di adattare Nick of the Woods. La materia gli è congeniale. La struttura è semplice: un eterogeneo gruppetto di audaci attraversa un territorio in cui tutto è ostile—ambiente, animali, gente—affronta e supera una successione pressoché ininterrotta di pericoli e di ostacoli, infine annienta i propri nemici. I motivi della partenza sono poco più che pretesti e sono presto dimenticati. Il lieto fine all’arrivo è così sbrigativo da chiarire che la conclusione è pressoché priva d’interesse. Tutto ciò che conta è il percorso avventuroso (v. Emilio Salgari scrittore: 7. La prateria in fuoco). I temi, cioè la vendetta e il rapimento, sono resi più allettanti dalla tripla personalità del vendicatore e dalle caratteristiche dei rapitori, primitivi, crudeli e indomabili.

Allo scrittore veronese non è affatto congeniale lo stile di Bird: ampolloso e ripetitivo, con verbose descrizioni e interminabili monologhi altisonanti, le prime sessanta pagine soltanto per presentare personaggi e contesto. Salgari vuole che la narrazione abbia ritmo, azione, dialogo. Dunque opera in modo analogo ai traduttori francese e spagnolo, nonché, ancor più risolutamente, come un revisore severo. Riassume, sfronda, riordina, sveltisce. Per esempio, nel capitolo «Il fortino del capitano Linthon» condensa i capitoli II, III e IV di Nick of the Woods. In sole due pagine ne compendia l’intero capitolo III, eliminando completamente l’enfasi che ne caratterizza lo stile. Talvolta modifica gli avvenimenti o la loro sequenza, mantenendo solo l’essenziale. E’ accurato nella scelta dei particolari. È conciso nelle descrizioni e nei dialoghi, sempre funzionali. Abolisce tutto ciò che è ridondanza, stagnazione e rallentamento, come il discorso indiretto libero, che sembra giudicare affatto superfluo. Conserva e compendia tutto ciò che si può tradurre in azione e dialogo, senza dilungarsi a descrivere l’ambiente e senza approfondire pensieri e sentimenti dei personaggi. Scarnendo la narrazione chiede ai lettori di rimpolparla con la loro immaginazione. Modernizza un poco il lessico e ne accentua la semplicità, rapidità, leggibilità. Forse per questo esagera nell’uso causale del gerundio e spesso sostituisce il congiuntivo con l’indicativo.

Cambia i nomi di numerosi personaggi, eppure, chissà perché, non di tutti: Nathan Slaughter, chiamato dagli Indiani Jibbenainosay, è Morton il quacchero, conosciuto dagli Indiani come Scibellok; il suo cagnolino Little Peter è Piccolo Pietro; i cugini Roland e Edith Forrester sono Randolfo e Mary Harringhen, fratello e sorella; Pardon Dodge è John Forting; il colonnello Bruce e suo figlio Tom sono il capitano Linthon e suo figlio Harry; Telie Doe (Telia Doe nella versione spagnola) e suo padre, Abel Doe, sono Telie Doc e Abel Doc; il capo shawnee Wenonga è il capo comanche Wenouga. In questi ultimi casi è possibile che nel passaggio dal manoscritto salgariano alla stampa «n» sia stata letta come «u» e «e» come «c». I personaggi Diego Camargo e Harry Burklay, assenti in Nick of the Woods, sono creazioni di Salgari.

Come si vedrà, il romanzo di Bird non è l’unico testo di cui Salgari si appropria per comporre Avventure fra le Pelli-Rosse.

 

Emilio Salgari scrittore: 1. Avventure fra le pelli-rosse

Collazione

I raffronti fra l’originale, le versioni, e Avventure fra le Pelli-Rosse, consentono di individuare numerose concordanze testuali, le quali mostrano che Salgari non si servì della traduzione francese né di quella spagnola, bensì dell’originale inglese (v. Emilio Salgari scrittore: 2. Avventure fra le Pelli-Rosse e Nick of the Woods). Quale esempio, ho scelto il capitolo «La vendetta di Morton» (Avventure fra le pelli-rosse, pp. 139-142, 1.374 parole, 8.775 battute, 4 cartelle), che corrisponde al capitolo XXXIII del romanzo di Bird (Nick of the Woods, pp. 350-360, 3.760 parole, 21.173 battute, 10 cartelle), al capitolo XXXII della versione francese (Le Démon des Bois, pp. 188-189; rist., vol. II, cap. XIX, pp. 192-200, 1.387 parole, 8.253 battute, 4 cartelle), e al capitolo XXXII della versione spagnola (El Demonio de los Bosques, pp. 302-307, 1.338 parole, 7.852 battute, poco meno di 4 cartelle). Le due traduzioni sono pressoché identiche e seguono l’originale nello svolgersi degli eventi.

In Nick of the Woods, Nathan, interrogato da Wenonga, il quale lo crede un grande sciamano a causa della crisi epilettica che ha subìto e vuole sapere da lui come e dove trovare Jibbenainosay, rifiuta di parlare e rimane prigioniero nella capanna del vecchio capo, con le mani legate. Si assicura di essere solo e tenta invano di liberarsi. A un tratto sente un uggiolio e alcuni rumori, poi vede entrare un animale in cui riconosce il proprio cagnolino, Peter, che gli si avvicina con prudenza. Allora lo esorta a mordere i legacci per spezzarli e liberarlo. Little Peter riesce a indebolirli, poi si blocca, mugolando. Nathan sente un rumore di passi e lo esorta a nascondersi. Il cagnolino ubbidisce, scomparendo fra le pelli e le coperte. Entra Wenonga, che pronuncia un lungo, minaccioso discorso, e insiste affinché il prigioniero gli riveli come trovare Jibbenainosay. Provocato da Nathan, si vanta dei bianchi che ha massacrato, gli mostra gli scalpi di sua moglie e dei suoi figli, e ripete la propria richiesta. Nathan risponde che gli porterà Jibbenainosay se sarà liberato. Wenonga si lascia persuadere e gli recide i legami. Subito Nathan lo aggredisce, afferrandolo per la gola, quindi gli strappa la scure, gli spacca il cranio e glielo spappola con altri due colpi, infine gli squarcia il petto, lo scotenna con il suo stesso pugnale, gli incide la croce sul petto, prende gli scalpi e fugge.

La versione francese e la versione spagnola seguono l’originale in maniera più concisa, condensando in particolare il discorso di Wenonga.

In Avventure fra le pelli-rosse, Morton è interrogato dagli Indiani, convinti che sia «un grande mago», e riesce a ingraziarseli pur rifiutandosi di rispondere. Così, prigioniero nella capanna della medicina (non in quella di Wenouga), ha le mani libere. Guarda attorno e vede Piccolo Pietro in un angolo, lo chiama e lo accarezza. A un tratto il cagnolino uggiola e fissa una parete. Seguendone lo sguardo, Morton vede e riconosce gli scalpi della propria moglie e dei propri figli, ricorda il terribile massacro della propria famiglia e s’infuria. Afferra una scure e sfoga il proprio furore. Infine, recuperata la calma, getta l’arma, e mentre Piccolo Pietro guaisce, si avvicina agli scalpi. D’improvviso si allarma ed esorta il cagnolino a nascondersi. Il suo fedele amico ubbidisce. Subito dopo Wenouga entra, si vanta delle proprie imprese e chiede dove poter trovare Scibellok per ucciderlo. Nel dialogo che segue, diverso dall’originale e dalle traduzioni, Morton provoca Wenouga, gli ricorda lo sterminio della famiglia Bertet e gli rivela che era la famiglia di Scibellok. Il capo è dubbioso perché crede di avere ammazzato Bertet, quindi si convince, conferma di voler uccidere Scibellok e afferra gli scalpi per mostrarli al quacchero. Di scatto questi raccoglie la scure e lo assale. Rivelando di essere Scibellok, gli spacca il cranio, gli denuda il torace, vi incide la croce con il coltello, prende gli scalpi e fugge. Poi, rapidamente, torna indietro e lo scotenna  (v. Emilio Salgari scrittore: 13. La vendetta di Morton).

Nonostante le somiglianze, il testo di Salgari contiene alcuni dettagli che nelle versioni francese e spagnola mancano, mentre sono presenti nell’originale inglese.

 

Nella versione francese si legge:

 

Tout à coup, Petit-Pierre lâcha prise et dressa les oreilles. Un bruit de pas se fit entendre à l’extérieur de la tente. (13)

 

L’originale è diverso:

 

He ceased his toil, jostled against his master’s side, and uttered a whine the lowest that could be made audible.

«Hah !» cried Nathan, as, at the same instant, he heard the sound of footsteps approaching the wigwam. (14)

 

Più vicino all’originale che alla versione francese, Salgari scrive:

 

In quel momento il cane, che aveva alzata la testa verso la parete opposta, mandò un sordo guaito. (15)

 

Ecco  come la traduzione francese descrive Wenonga:

 

Au même instant, Wenonga entra sous la tente et s’avança vers le prisonnier d’un pas grave. Il portait sur la tête et sur le corps les insignes éclatants de sa dignité, sans doute dans le dessein de produire un effet imposant sur le guerrier blanc. (16)

 

Anche in questo caso, nell’originale la descrizione è diversa:

 

And this attempt at state was the more natural and proper, as he was armed and painted as if for war, his grim countenance hideously bedaubed on one side with vermilion, on the other with black; a long scalping-knife, without sheath or cover, swinging from his  wampum belt; while a hatchet, the blade and handle both of steel, was grasped in his hand. (17)

 

Sebbene più conciso, Salgari conserva un dettaglio presente nell’originale e non nella traduzione francese:

 

Un istante dopo la tenda si alzava e Wenouga, l’Avvoltoio Nero, entrava con passo lento, come conveniva ad un personaggio tanto importante.

Era dipinto in rosso e nero come se andasse alla guerra e alla cintura portava la scure. (18)

 

Nella versione francese il discorso di Wenonga è brevissimo:

 

«Je suis Wenonga!» dit-il en posant la main sur son coeur. «Moi, chef vaillant et illustre! Toi, grand sorcier! … Toi dire à Wenonga où trouver Jibbenainosay; et alors, toi devenir chef puissant… toi devenir Shawnee et fils à Wenonga». (19)

 

Nell’originale Wenonga si dilunga:

 

«I am Wenonga!» he cried, in his own tongue, being perhaps too much enraged to think of any other,—«I am Wenonga, a great Shawnee chief. I have fought the Long-knives, and drunk their blood: when they hear my voice, they are afraid;— they run howling away, like dogs when the squaws beat them from the fire —who ever stood before Wenonga ? I have fought my enemies, and killed them. I never feared a white-man: why should I fear a white-man’s devil? Where is the Jibbenainosay, the curse of my tribe? […] I am Wenonga; I am a man; I fear nothing: […] My brother is a great medicine man; he is a white-man, and he knows how to find the white-man’s devils. Let  my brother speak for me; let him show me where to find the Jibbenainosay; and he shall be a great chief, and the son of a chief: Wenonga will make him his son, and he shall be a Shawnee!» (20)

 

Anche in questo caso, Salgari si attiene più all’originale che alla versione francese:

 

«Io sono Wenouga, il capo dei comanci» disse il guerriero. «Io ho combattuto più di cento volte contro gli uomini bianchi ed il mio solo nome fa tremare tutti, perfino gli abitanti delle foreste. Io sono la gloria della mia tribù e nessuna persona ha mai potuto dire che io abbia avuto paura. La morte non l’ho mai temuta e nemmeno le stregonerie dei maghi mi hanno fatto tremare. Io ho distrutti tutti i miei nemici, uno solo eccettuato: Scibellok, lo sterminatore dei miei guerrieri, lo spirito delle foreste. Egli è la maledizione della mia razza, e non so cosa darei per poterlo avere nelle mie mani e scalparlo.

«Colui che sapesse dirmi ove potrei trovarlo e ucciderlo, io lo adotterei come figlio e gli darei gran parte delle mie ricchezze. Mi hai udito, gran mago bianco?» (21)

 

Nel dialogo fra Wenonga e il suo prigioniero, l’originale contiene un passo assente nella versione francese, in cui il capo si vanta di avere sterminato i figli dei Bianchi e Nathan gli ricorda la strage della propria famiglia (gli Indiani di New York e Pennsylvania chiamavano i Quaccheri «figli di Onas»):

 

«The Long-knife, and the Son of Onas!» said Nathan.

The chief staggered back, as if struck by a blow, and stared wildly on the prisoner.

«My brother is a medicine-man,—he knows all things!» (22)

 

Questo passo ha un equivalente in Salgari:

 

«E gli hai ucciso la moglie e cinque figli.»

Il gran capo aveva fatto un passo indietro. Morton aveva pronunciate quelle parole con tale voce da spaventarlo.

«Tu mi rammenti la strage di Rio Pecos.»

«È vero» rispose Morton con voce fischiante.

«Tu sei un grande mago per sapere queste cose.» (23)

 

Infine, la versione francese rende così il modo in cui Nathan strazia il corpo di Wenonga dopo averlo ucciso:

 

Puis, s’emparant du couteau à scalper du chef, il lui fit sur la poitrine deux larges et profondes incisions en forme de croix. Non content de cette effroyable vengeance, il scalpa le meurtrier de ses enfants. (24)

 

L’originale è più cruento:

 

With these words, Nathan, leaving the shattered skull, dashed the tomahawk into the Indian’s chest, snatched the scalping-knife from the belt, and with one griding [sic] sweep of the blade, and one fierce jerk of his arm, the gray scalp-lock of the warrior was torn from the dishonored head. The last proof the slayer’s ferocity was not given until he had twice, with his utmost strength, drawn the knife over the dead man's breast, dividing skin, cartilage, and even bone, before it, so sharp was the blade and so powerful the hand that urged it. (25)

 

Ancora più concisa della versione francese è la riscrittura salgariana:

 

Morton si curvò su di lui, gli denudò il petto e col coltello gli tracciò una croce sanguinosa, il suo segno.  […] Tornò prontamente indietro e con pochi colpi di coltello scalpò il vecchio capo, strappandogli nel medesimo colpo il becco dell’Avvoltoio Nero e le ali che portava come distintivo del suo alto grado. (26)

 

Nella traduzione francese, il quacchero ammazza il vecchio capo con un colpo solo, gli incide la croce sul petto e lo scotenna. In Bird, il sanguinario vendicatore spacca il cranio a Wenonga, su cui infierisce con altri colpi, prima di conficcargli la scure nel petto, scotennarlo con il suo stesso coltello e squarciargli il torace per incidere la  croce: il suo marchio.  In Salgari lo scempio si svolge in modo simile, con la differenza che Morton inizia la fuga prima di decidere di scotennare Wenouga «con pochi colpi di coltello», in maniera simile a Nathan, «with one griding [sic] sweep of the blade», mentre un dettaglio analogo è assente nella traduzione francese. 

Queste corrispondenze fra l’originale e la riscrittura suggeriscono che Salgari abbia utilizzato l’originale inglese, non la versione francese, né quella spagnola, affatto identica alla francese. Altri raffronti hanno individuato numerose concordanze che lo confermano (v. Emilio Salgari scrittore: 2. Avventure fra le Pelli-Rosse e Nick of the Woods).

 

Emilio Salgari scrittore: 1. Avventure fra le pelli-rosse

Altri materiali

L’ossatura di Nick of the Woods è analoga a quella dei romanzi di Mayne-Reid, dei fascicoli del Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure di terra e di mare, che traduce il francese Journal des Voyages, e dei romanzi a puntate in essi contenuti: carneficine, invasioni, supplizi, assalti e difese, assedi, incontri e scontri, fughe, imboscate, rapimenti, catture, prigionie e liberazioni, duelli, inseguimenti, stragi, battaglie (v. Emilio Salgari scrittore: 9. L’orso).

Né l’originale né la riscrittura sono suddivisi in più parti. Nonostante questo l’attraversamento del fiume, a metà romanzo, cui segue la cattura dei protagonisti, corrisponde in Nick of the Woods alla transizione fra due blocchi narrativi, ognuno di circa duecento pagine, mentre in Avventure fra le Pelli-Rosse la traversata si compie a circa un terzo del racconto, perché Salgari costruisce tre blocchi narrativi di circa cinquanta pagine ciascuno, e il blocco centrale contiene dieci episodi assenti nell’originale, i quali si svolgono dopo il passaggio del guado, interpolati alla liberazione di Randolfo e di Ralph (v. Emilio Salgari scrittore: 4. L’attacco delle Pelli-rosse).

Questi episodi contengono elementi ricorrenti, se non onnipresenti, i quali appartengono alla struttura di questo tipo di romanzo d’avventura, e lo rendono riconoscibile e attraente. Inoltre hanno precise funzioni narrative, a parte i massacri di animali e l’incendio della prateria, che sono meri riempitivi (v. Emilio Salgari scrittore: 11. La liberazione di Ralph).

Come è stato documentato, il Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure era «uno strumento fondamentale», «una delle principali fonti consultate», da cui Salgari traeva i materiali di cui si serviva per produrre le proprie opere (27). Infatti per comporre gli episodi interpolati, che assommano a 8.928 parole e 57.271 battute, cioè 28 cartelle sulle 171 dell’intero romanzo, lo scrittore veronese si appropria di alcuni testi pubblicati una ventina d’anni prima proprio sul Giornale Illustrato, uno dei quali, Le avventure perigliose fra le pelli rosse, utilizzato per il secondo capitolo, gli fornisce evidentemente anche il titolo.

Le fonti degli innesti sono elencate di seguito, con l’indicazione della quantità di testo, i titoli e i numeri di pagina dei capitoli di Avventure fra le Pelli-Rosse in cui sono contenute, nonché i dati bibliografici dei fascicoli del Giornale illustrato da cui provengono e di quelli del Journal des Voyages da cui sono tradotte, come pure dei libri da cui derivano le versioni francesi.

 

«In mezzo ai boschi», pp. 23-24, parole 184, battute 1.189.

Ralph legato sul cavallo: fonte non ancora individuata (v. Emilio Salgari scrittore: 3. In mezzo ai boschi).

 

«L’attacco delle Pelli-Rosse», pp. 38-39, parole 475, battute 3.013.

Anonimo, «Virginia e Kentucky: Storia di Pelli Rosse», Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure, Anno X, n. 492, 2 febbraio 1888, pp. 178-179.

A. Bitard, «Virginie et Kentucky: Histoire des Peaux-Rouges», Journal des Voyages, n. 532, Dimanche 18 Septembre 1887, pp. 178-179.

 (V. Emilio Salgari scrittore: 4. L’attacco delle Pelli-Rosse.)

 

«Un massacro di mormoni», pp. 53-56, parole 1.260, battute 8.139.

Assalto degli Indiani a una carovana di mormoni: fonte non ancora individuata  (v. Emilio Salgari scrittore: 5. Un massacro di mormoni—inedito).

 

«Nella prateria», pp. 58-59, parole 484, battute 2.984.

H. Addison, «Note di viaggio nell’India: Inseguito da un bisonte», Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure, Anno IV, n. 160, 22 settembre 1881, p. 26.

H. Addison, «Notes de Voyage dans l’Inde: Pourchassé par un bison», Journal des Voyages, n. 154, Dimanche, 20 Juin 1880, pp. 370-372.

Henry Robert Addison, «Pleasures of a Trip in a Budgerow», in Traits and Stories of Anglo-Indian Life, London, Smith, Elder & Company, 1858, pp. 215-221.

 (V. Emilio Salgari scrittore: 6. Nella prateria.)

 

«La prateria in fuoco», pp. 60-63, parole 1.423, battute 9.307.

Benedetto Enrico-Révoil, «Il mondo selvaggio: La prateria in fuoco», Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure, Anno I, n. 43, 26 giugno 1879, pp. 338-340.

Bénédict-Henry Révoil, «Le monde sauvage: La prairie en feu», Journal des Voyages, n. 66, Dimanche 13 Octobre 1878, pp. 210-212.

  (V. Emilio Salgari scrittore: 7. La prateria in fuoco.)

 

«Una strage», pp. 79-83, parole 1.861, battute 11.747.

B.E. Révoil, «Sulle frontiere», Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure, Anno IV, n. 205, 3 agosto 1882, pp. 386-388.

Bénédict-Henry Révoil, «Aventures de terre et de mer: Sur les frontières», Journal des Voyages, n. 175, Dimanche 14 Novembre 1880, pp. 290-294.

 (V. Emilio Salgari scrittore: 8. Una strage.)

 

«L’orso», pp. 84-85 e 85-86, parole 955, battute 6.101.

Giovanni Robert, Le avventure perigliose fra le pelli rosse, Capitolo II, Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure, Anno I, n. 21, 23 gennaio 1879, pp. 162-163.

Jean Robert, Aventures périlleuses chez les Peaux-Rouges, Journal des Voyages et des Aventures de Terre et de Mer, Chapitre II, n. 17, Dimanche 4 Novembre 1877, pp. 258-261 (28).

 (V. Emilio Salgari scrittore: 9. L’orso.)

 

«I banditi della prateria», pp. 97-101, parole 1.559, battute 10.104.

Anonimo, «Nel paese dell’oro», Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure, Anno V, n. 229, 18 gennaio 1883, pp. 154-155.

Bénédict-Henry Révoil, «Au Pays de l’Or», Journal des Voyages, n. 256, Dimanche 4 Juin 1882, pp. 338-339.

 (V. Emilio Salgari scrittore: 10. I banditi della prateria.)

 

«La liberazione di Ralph», p. 103, parole 389, battute 2.557.

Giulio Gros., Gli ultimi pellirosse dell’America settentrionale, «I. Un assalto notturno», Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure, Anno III, n. 121, 23 Dicembre 1880, pp. 130-131; e «II. Una strana capigliatura», Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure, Anno III, n. 122, 30 dicembre 1880, p. 140.

Jules Gros., Les Derniers Peaux-Rouges du Nord Amérique, «I. Une attaque nocturne»,Journal des Voyages, n. 158, Dimanche 18 Juillet 1880, pp. 18-20; e «II. Un scalp singulier»,Journal des Voyages, n. 159, Dimanche 25 Juillet 1880, pp. 34-36.

Questo romanzo fu pubblicato a puntate sul Giornale illustrato dal n.121, 23 dicembre 1880, al n. 126, 27 gennaio 1881, mentre sul Journal des Voyages fu pubblicato dal n. 158, Dimanche 18 Juillet 1880, al n. 163, Dimanche 4 août 1880. Nel 1896 fu pubblicato in volume da Flammarion (v. Emilio Salgari scrittore: 11. La liberazione di Ralph).

 

«Il villaggio indiano», p. 112, parole 338, battute 2.130.

Carlo Vettori, «La caverna delle tigri», Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure, Anno III, n. 127, 3 Febbraio 1881, p. 178.

Questo articolo è il riassunto di un racconto di Bénédict-Henry Révoil, «La caverne des tigres», Journal des Voyages et des Aventures de Terre et de Mer, n. 44, Dimanche, 12 Mai 1878, pp. 274-276; tratto da La vie des bois et du désert: récits de chasse et de pêche, Avec deux histoires inédites par Alexandre Dumas Père, Tours, Alfred Mame et Fils, 1877, «XXV. Le repaire du tigre», pp. 190-200. (v. Emilio Salgari scrittore: 12. Il villaggio indiano).

 

Per comporre Avventure fra le Pelli-Rosse, dunque, Salgari si è appropriato, oltre che del romanzo di Bird, di quattro racconti di Révoil, nonché di parecchie pagine di Kingston, Bitard, Addison e Gros. Bénédict-Henry Révoil (1816-1882), vissuto nove anni negli Stati Uniti, e William Henry Giles Kingston (1814-1880), ricordato da Robert Louis Stevenson nell’epigrafe a L’isola del tesoro, furono viaggiatori e autori assai prolifici, soprattutto di romanzi d’avventure per ragazzi. Jules Gros (1829-1891), giornalista, geografo e politico, scrisse opere di geografia, esplorazione, viaggio, avventura. Adolphe Bitard (1837-1888) fu giornalista e divulgatore scientifico. Pochissime opere di questi quattro autori sono state tradotte in Italiano. Henry Robert Addison (1805-1876), nato a Calcutta da genitori irlandesi, trascorse l’infanzia in India. Fu tenente nel Second Dragoon Guards e magistrato. Scrisse soprattutto per il teatro. Traits and Stories non è mai stato tradotto in Italiano.

Purtroppo permane impenetrabile e misteriosa la fonte del nome Scibellok.

 

Emilio Salgari scrittore: 1. Avventure fra le pelli-rosse

Appropriazione

Come si è visto, Avventure fra le Pelli-Rosse non è una semplice riscrittura di Nick of the Woods: è una sorta di centone, un collage. Tuttavia Salgari non si limita a trascrivere. Per esempio, in «Una strage» sostituisce il lieto fine di «Sulle frontiere» con uno sterminio che genera odio e vendetta, mentre conclude «I banditi della prateria» con alcuni commenti che accentuano l’ambiguità di femme fatale della «capitana di briganti»: «quella coraggiosa donna»; «Quella bella fanciulla valeva dieci uomini, ve lo dico io» (29). In tal modo adatta le appropriazioni ai propri temi, in primo luogo la vendetta e la crudeltà dei primitivi Indiani, con i quali, come in Bird, non può esservi convivenza pacifica.

Una tecnica analoga a quella di Salgari è utilizzata da Luigi Motta per Gli schiavi del deserto petreo, ricavato da I giovani schiavi, di Mayne-Reid (30), esempio utilizzato da Paola Azzolini per illustrare il carattere combinatorio e ripetitivo della narrativa d’avventura e le tecniche con cui è costruita, alcune delle quali, come il collage, sono simili alle tecniche della letteratura d’avanguardia: «Motta taglia, cuce, sovrappone il proprio testo al testo altrui: tessera dopo tessera il nuovo mosaico nasce con gli stessi materiali dell’antico. Plagio? Appropriazione indebita?» (31). A questo interrogativo si può rispondere che si tratta di appropriazione debita, perché la tecnica utilizzata da Motta, il quale riscrive persino le sue stesse opere, è analoga alle moderne tecniche dell’appropriazione letteraria. Nel descrivere queste ultime, Kenneth Goldsmith, che le teorizza e le applica, ricorda innanzitutto i procedimenti artistici delle avanguardie, quindi sceglie quali esempi le diverse forme di montaggio praticate da Walter Benjamin, Ezra Pound, William S. Burroughs, Kathy Acker (32). Altre tecniche sono la sostituzione e la cancellazione. Per esempio, Darkness, di Yedda Morrison, ricavato da Cuore di tenebre di Joseph Conrad, è «un lavoro concettuale e metodico di cancellazione, concentrato (come Sarah Jacobs in parti del suo progetto Nostromo) su un particolare insieme di dettagli concreti nel testo di Conrad: un concetto ampiamente eco-poetico e decostruttivo, per estrarre o rivelare un modo di scrivere della natura nel racconto di Conrad; il metodo è consistito nell’eliminare il testo di Conrad, Cuore di tenebra, per lasciare unicamente parole e immagini relative al mondo naturale […] Il testo è presentato formalmente come un’opera di cancellazione, con riferimento alle pagine, all’impaginazione e alla materialità di un’edizione specifica (o meglio, di una copia specifica) di Cuore di tenebra, lasciando segni di cancellazione e creando un testo composto di singole parole e frasi, gruppi di parole come isole nello spazio bianco della pagina. Inoltre, come ciò suggerisce, i gruppi di parole interrompono la lettura lineare della narrazione originale, offrendo un altro modo per leggere la pagina: spazialmente anziché linearmente» (33).

Si potrebbero citare numerosi altri esempi, ma forse questi accenni sono sufficienti per suggerire che da un punto di vista esclusivamente tecnico i procedimenti utilizzati da Salgari per assemblare Avventure fra le Pelli-Rosse e da Motta per comporre I leoni del deserto petreo, sebbene applicati esclusivamente a produrre pure narrazioni avventurose, possono essere considerati almeno in parte precursori di quella linea di sviluppo tecnico che dalle avanguardie e dal modernismo ha condotto all’appropriazione (Appropriation), alla scrittura concettuale (Conceptual Writing) e alla scrittura non creativa (Uncreative Writing).

Una ricognizione delle tecniche applicate mostra che la versione francese di Nick of the Woods è una traduzione e un compendio, la versione spagnola è la traduzione di una traduzione, e Avventure fra le Pelli-Rosse è composto mediante traduzione, compendio, revisione, cancellazione, riscrittura, montaggio, del testo originale e dei testi di altri cinque (forse sette) autori: la traduzione rifacimento di una leggenda; la traduzione riduzione di un episodio di caccia molto probabilmente fantasioso; la traduzione di un racconto forse basato su un’esperienza personale o altrui, se non su un altro racconto; la traduzione di un racconto forse estratto da una raccolta; la traduzione di una traduzione di un romanzo molto probabilmente composto da una congerie di episodi derivati da altri testi; la traduzione di un racconto forse basato su un evento storico o forse estratto da una raccolta; il rifacimento della traduzione di un episodio tratto da un capitolo di romanzo; la traduzione riduzione di un episodio di caccia.

Infine, la ricognizione mostra che nella letteratura industriale l’opera diventa creazione collettiva, composta da una costellazione di versioni e di rifacimenti potenzialmente innumerevoli, la cui forma non è affatto fissa e immutabile, bensì fluida e in divenire, in cui i concetti di autore, originale, traduzione e stile sono relativi e tendono a dissolversi o finiscono per dissolversi.

 

Emilio Salgari scrittore: 1. Avventure fra le pelli-rosse

Curiosità

A proposito del significato di Jibbenainosay, si potrebbe osservare che Spirit that Walks ricorda The Ghost Who Walks, ovvero The Phantom, l’Uomo Mascherato, l’Ombra che Cammina, il quale a propria volta «marchia» gli avversari, seppure in modo assai meno cruento. Come è stato osservato, in «Avventure tra le Pellirosse il personaggio di Scibellok, lo Spirito dei boschi, alias Morton il quacchero, che l’indiano Wenouga chiama “maledizione della mia razza”, è vicinissimo a quello di Kinowa, il terrore degli indiani, “il nemico della nostra razza”, pubblicato nel 1950 dalla ESSEGESSE, su testi di Andrea Lavezzolo (A. Lawson) e disegni di Giovanni Sinchetto, Dario Guzzon e Pietro Sartoris (EsseGesse). I due personaggi presentano storie analoghe: entrambi sopravvissuti allo sterminio della propria famiglia da parte dei pellirosse (moglie uccisa e figlio rapito per Kinowa-Sam Boyle, moglie e cinque figli uccisi per Morton), entrambi vendicatori, incidono sulle loro vittime, Scibellok una croce, Kinowa una “S” (il segno del serpente)» (34). Il personaggio di Lavezzolo, cioè Sam Boyle, è scotennato, e quando assume l’identità di Kinowa indossa una maschera cornuta, dunque, curiosamente, ha le stesse caratteristiche del personaggio di Bird. Infatti Jibbenainosay è descritto come cornuto e Nathan Slaughter è scotennato, mentre Scibellok non è affatto cornuto e Morton il quacchero non è affatto scotennato, com’egli stesso dichiara a Wenouga poco prima di ucciderlo. I passi che seguono contengono la descrizione dell’aspetto di Jibbenainosay e del momento in cui Roland scopre che Nathan è scotennato.

Nell’originale:

[…] a great tall fellow with horn and a hairy head like a buffalo-bull […] (35).

As he fell, little Peter sprang to his side, and throwing his paws on his unconscious master’s breast, stood over him as if to protect him, growling at Roland; who, though greatly shocked at the catastrophe, did not hesitate to offer such relief as was in his power. Disregarding the menace of the dog, which seemed at last to understand the purpose was friendly, he raised Nathan's head upon his knee, loosened the neckcloth that bound his throat, and sprinkled his face with water from the spring. While thus engaged, the cap of the sufferer fell from his head and Roland saw that Nathan carried with him a better cause for the affliction than could be referred to any mere temporary emotion, however overwhelming to the mind. A horrible scar disfigured the top of his head, which seemed to have been, many years before, crushed by the blows of a heavy weapon ; and it was equally manifest that the savage scalping knife had done its work on the mangled head (36).

Nella versione francese:

[…] un grand et fort gaillard, avec une tête et des cornes pareilles à celles d’un taureau sauvage […] (37).

En voyant son maître tomber, Petit-Pierre s’élança vers lui et, posant les deux pattes sur sa poitrine, il tourna sur Roland un regard oblique et menaçant, puis il se mit à hurler.

Sans même s’apercevoir de cette menace, Roland souleva le pauvre homme, lui appuya la tête sur ses genoux, lui dégagea la poitrine et le cou, puis il enleva le bonnet qui lui couvrait la tête… Pour surcroît d’horreur, il vit sur le sommet du crâne les traces d’une hideuse blessure: Nathan avait subi le supplice du scalp! (38).

Nella versione spagnola:

[…] es alto, y muy grueso, con una cabeza y cuernos como los de un toro salvaje […] (39).

Al ver caer á su amo, lanzóse hácia él Periquillo y poniendo ambas patas sobre su pecho, echó á Rolando una mirada oblícua y amenazadora, y despues se puso á ahullar.

Levantó Rolando al pobre hombre, le apoyó la cabeza sobre sus rodillas, desabotonóle el vestido que cubria su pecho, y despues le quitó el gorro de la cabeza.... Para colmo de horror, vió en la parte superior del cráneo las huellas de una horrible herida: Natan habia sufrido el suplicio de los desollados! (40).

Come si può osservare, la versione spagnola è pressoché identica alla francese. In Avventure fra le Pelli-Rosse questa rivelazione è del tutto assente perché non è Morton a salvare Randolfo dagli Indiani che lo hanno catturato, bensì Diego Camargo.

A conferma che l’avventura, in letteratura e nel fumetto, si costruisce in gran parte per derivazione, appropriazione e ripetizione, si può ricordare ciò che è stato osservato e documentato più volte, cioè che sia la maschera di Kinowa sia la maschera di Demon, un personaggio di Jack Kirby, sono derivate da quella che il principe Valiant indossa in una tavola di Hal Foster (41).

 

Emilio Salgari scrittore: 1. Avventure fra le pelli-rosse

Note

1. Luca Di Gregorio, Wilderness et Western: L’Ouest fictionnel chez Gustave Aimard et Emilio Salgari (Presses Universitaires de Liège, 2014, p. 152), cioè Sulle frontiere del Far West (Firenze. Bemporad,1908), La Scotennatrice (Firenze, Bemporad, 1909) e Le Selve Ardenti (Firenze, Bemporad, 1910).

2. Per le informazioni bibliografiche: Claudio Gallo e Giuseppe Bonomi, Emilio Salgari: La macchina dei sogni, presentazione di Mino Milani, Milano, BUR, 2011, p. 462; Vittorio Sarti, Nuova bibliografia salgariana, Torino, Sergio Pignatone Editore, 1994, schede 32, 15, 72, 74, 78, 55.

3. Sarti, scheda 35; Felice Pozzo, «Emilio Salgari e l’editore Paravia», in Studi Piemontesi, novembre 1981, vol. X, fasc. 2, pp. 354, 355.

4. Ann Lawson Lucas, La ricerca dell’ignoto: I romanzi d’avventura di Emilio Salgari, traduzione di Simona Rizzardi e Federica Rusciadelli, Firenze, Olschki, 2000, p. 129.

5. Ray Allen Billington, Land of Savagery, Land of Promise: The European Image of the American Frontier, New York and London, W.W. Norton  & Company, 1981, p. 37.

6. Elémire Zolla, I letterati e lo sciamano: L’Indiano nella letteratura americana dalle origini al 1988, Venezia, Marsilio, 1989, p. 170.

7. Lucas, p. 131.

8. Id., pp. 131, 132.

9. H. Rider Haggard, Le miniere di Re Salomone, traduzione di Nicola Giampietri Leoni, Roma, Tipografia della Provincia, 1896; Emilio Salgari, Le caverne dei diamanti, Genova, Donath, 1899, firmato con lo pseudonimo E. Bertolini; Sarti, scheda n. 30.

10. Le Démon des Bois, ou Aventures de la vie des prairies, par Robert Bird, traduction d’André De Goy, in La Ruche Parisienne: Journal Illustré, 1er Volume—1er Semestre, dal n. 1, 1 novembre 1856, pp. 6-11, al n. 13, 24 janvier 1857, pp. 199-203 (rist.: 2 voll., Bruxelles & Leipzig, Auguste Schnée Editeur, 1857). Nella prefazione firmata dal traduttore, a p. 6, si legge: «Robert Bird, l’auteur du roman dont nous offrons la première traduction a nos lecteurs».

11. Roberto Bird, El Demonio de los Bosques, traducción directa del inglés al castelano, por D. Manuel Garcia Gonzalez, Madrid, Imprenta de Gines Hernandez y Artes, 1857. In Apuntes biograficos, a p. 5, si legge: «Roberto Bird, autor de la preciosísima obra, cuya primera traducción al español tenemos el gusto de ofrecer hoy à los suscritores del Recreo de las Familias».

12. Ho utilizzato Nick of the Woods, or the Jibbenainosay: A Tale of Kentucky, A New Edition Revised by the Author, New York, John W, Lovell Company, 1852.

13. Le Démon des Bois, p. 196.

14. Nick of the Woods, p. 355.

15. Avventure fra le pelli-rosse, Milano, Fabbri, 2004, p. 139.  Il testo di Avventure fra le pelli-rosse utilizzato per i raffronti è quello dell’edizione Sonzogno 1934, emendato con la correzione di alcune evidenti sviste tipografiche e mediante il confronto con quello dell’edizione Fabbri 2004, a cui rimandano i  numeri di pagina, salvo diversa indicazione, per facilitare il confronto e la verifica.

16. Le Démon des Bois, p. 196.

17. Nick of the Woods, p. 355.

18. Avventure fra le pelli-rosse, p. 140.

19. Le Démon des Bois, p. 196-197.

20. Nick of the Woods, p. 356.

21. Avventure fra le pelli-rosse, p. 140.

22. Nick of the Woods, p. 357.

23. Avventure fra le pelli-rosse, p. 141.

24. Le Démon des Bois, p. 199.

25. Nick of the Woods, p. 359.

26. Avventure fra le pelli-rosse, p. 142.

27.Claudio Marazzini—Elisabetta Soletti, «Carte inedite di Salgari: l’enciclopedia del corsaro», in Scrivere l’avventura: Emilio Salgari, Atti del convegno nazionale di Torino, marzo 1980, edizione elettronica a cura di Chiara Allasia e Laura Nay, pp. 195, 198.

28. Questo romanzo, pubblicato a puntate sul Giornale illustrato a partire dal n. 20, 16 gennaio 1879, pp. 154 ss., è la traduzione dal francese di Jean Robert, Aventures périlleuses chez les Peaux-Rouges, pubblicato a puntate nel Journal des Voyages et des Aventures de Terre et de Mer a partire dal n. 16, Dimanche 28 Octobre 1877, pp. 242-244. Il secondo capitolo è nel n. 17, Dimanche 2 Novembre 1877, pp. 239 ss. A sua volta, Aventures périlleuses chez les Peaux-Rouges è una traduzione del romanzo di William H.G. Kingston intitolato Adventures of Dick Onslow among the Red Indians, London and Edinburgh, Gall & Inglis, 1873. Jean Robert è probabilmente il nome del traduttore. Gli episodi di cui Salgari si è appropriato dalla traduzione italiana della versione francese sono nel secondo capitolo, alle pp. 22-26. Un altro romanzo di Kingston, intitolato Adventures among the Indians (Chicago and New York, Belford, Clarke & Co., 1884), è affatto diverso e si compone di due parti: «Rob Nixon, the Old White Trapper», e «Indian Battles and Adventures».

29. Avventure fra le Pelli-Rosse, p. 101.

30. Luigi Motta, Gli schiavi del deserto petreo, Milano, Industrie Grafiche Lombarde Alba, 1949, nel cui frontespizio, sotto il nome dell’autore, si legge «da Mayne Reid», così da dichiarare senza ambiguità l’operazioe compiuta; Mayne-Reid, I giovani schiavi, Milano, Tipografia Editrice Lombarda, 1874.

31. Paola Azzolini, «La grande tormenta: del discepolo Motta», in “Io sono la tigre”, Atti del convegno nazionale di Verona, 26 gennaio 1991, nell’ottantesimo anniversario della morte del romanziere, a cura di Silvino Gonzato, Verona, Grafiche Aurora, 1991, p. 107.

32. Kenneth Goldsmith, «Why Appropriation?», in Uncreative Writing, New York, Columbia University Press, 2011, pp. 109-124. Inoltre si potrebbe rammentare che William Carlos Williams costruì Nelle vene dell’America come un mosaico di testi di cui si era appropriato, impiegando un metodo simile a quello di Salgari, ma in prospettiva diversa, con materiali e intenti diversi (v. Bryce Conrad, Refiguring America: A Study of William Carlos William’s In the American Grain, Urbana and Chicago, University of Illinois Press, 1990; Alessandro Zabini, Nelle vene del testo: Fonti e tecniche di In the American Grain di William Carlos Williams, in Bibliomanie: Ricerca filologica, storia delle idee, e orientamento bibliografico, n. 19, ottobre/dicembre 2009>.

33. «[…] a conceptual and procedural work of erasure, focused (like Sarah Jacobs in parts of her Nostromo project) on a particular set of concrete details in Conrad’s text: her concept is broadly eco-poetical and deconstructive, to excavate or reveal a writing about nature in Conrad’s novella; her procedure has been to delete Conrad’s text, Heart of Darkness, to leave only words and images related to the natural world  […] She presents her text formally as a work of erasure, referencing the pages, page layout and materiality of a specific edition (or, rather, a specific copy) of Heart of Darkness, leaving signs of the act of erasure, and creating a text that consists of individual words and phrases, word-clusters like islands in the white space of the page. In addition, as this suggests, the word clusters disrupt the linear reading of the original narrative and offer another way of reading the page—spatially rather than linearly» (Robert Hampson, «Rewriting Conrad: Conradian Crosscurrents in Conceptual Writing», in Conradiana, Vol. 48, No, 2/3, Special Issue: Conradian Crosscurrents: Creativity and Critique, Fall/Winter 2016, pp. 192, 193).

34. Cristiano Daglio, «Emilio Salgari e i fumetti “western” italiani degli anni ’50», in Salgariana in ricordo di Giuseppe Turcato, a cura di Claudio Gallo e Roberto Fioraso, Verona, Biblioteca Civica di Verona, 1998, p. 79; Claudio Gallo, «Scibellok, il vendicatore», introduzione a Avventure fra le pelli-rosse, Milano, Fabbri, 2004, p. 5.

 35. Nick of the Woods, p. 44.

 36. Id., pp. 250-251.

 37. Le Démon des Bois, I, p. 58.

 38. Id., II, p. 114.

 39. El Demonio de los bosques, p. 40.

 40. Id., pp. 244-245.

 41. «Se il disegno della EsseGesse era debitore ad Alex Raymond, le fattezze del demoniaco personaggio sono invece importate da Prince Valiant. Proprio il personaggio di Harold Foster, in un episodio del 1937, costruisce con la pelle di un’oca una maschera sostanzialmente identica a quella di Kinowa (lo stesso vale per The Demon di Jack Kirby, come viene mostrato qui – NdR) al fine di terrorizzare gli occupanti di un castello» (Marcello Toninelli, Kinowa, il ritorno del vendicatore scalpato). Per Etrigan the Demon, di Jack Kirtby, cfr. Where Jack Kirby got the idea for Etrigan the Demon.

 

Emilio Salgari scrittore: 1. Avventure fra le pelli-rosse

Illustrazioni

Tancredi Scarpelli, in Emilio Salgari, Avventure fra le Pelli-Rosse, Milano, Sonzogno, 1934, frontespizio, pp. 113, 9, 33, 81, 13, 97, 17, 45, 241.
Hal Foster, Prince Valiant, in Dan Nadel, «Hal Fister, Cartoonist»,
Comics Comics, Sunday, September 6, 2009.

 

Ringrazio moltissimo per il loro prezioso aiuto Tiziano Agnelli, Riccardo Campi e Vittorio Sarti.

 

Emilio Salgari scrittore: 2. Avventure fra le Pelli-Rosse e Nick of the Woods

 

 

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