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Publié par Alessandro Zabini

 

Nel numero 31 del giugno1905, il settimanale Per Terra e per Mare, diretto da Emilio Salgari, pubblicò questo annuncio: «Il Sig. Cav. Salgari sta scrivendo un emozionante romanzo che, come primizia, sarà pubblicato nel giornale, appena finito Il Re del Mare. Ci duole di non poterne preannunciare il titolo, come facevamo nel passato; ma l’esperienza ci ha fatto constatare che altri ne approfittava per lanciare suoi lavori consimili, danneggiando così l’egregio nostro Signor Direttore nella sua priorità». (Per Terra e per Mare, Anno II, n. 31, 22 giugno 1905; Pozzo, 2000, p. 62; Lawson Lucas, IV, p. 105.)

Il 10 giugno 1906, nella “Piccola Posta” de L’Oceano, il periodico da lui diretto, Luigi Motta scrisse, a proposito dei titoli dei propri romanzi «di prossima pubblicazione»: «Hanno titoli nuovi e originali che non si possono citare perché qualche pirata della penna com’è sua consuetudine potrebbe appropriarseli. Ecco la ragione» (L’Oceano, n. 5, 10 giugno 1906, p. 60; Pozzo, 2000, p. 83). Poco più di un mese dopo, il 15 luglio, Motta accusò Antonio Quattrini di «avere […] plagiato […] per lo scopo bottegaio della concorrenza i titoli delle opere di altri autori», e aggiunse: «Emilio Salgari ne sa purtroppo qualche cosa; egli potrebbe fare un volume sulle piraterie dei suoi titoli, incominciando dalla “Tigre del Bengala”!» (L’Oceano, n. 10, 15 luglio 1906, p. 117; Pozzo, 2000, pp. 85-86). Questi passi sono riprodotti da Felice Pozzo per documentare «le fasi della polemica a distanza con la concorrenza, vale a dire con il Quattrini» (Pozzo, 2000, p. 82), ossia il direttore di Viaggi e Avventure di Terra e di Mare, il periodico che rivaleggiava con L’Oceano. Con ciò si suggerisce che il «pirata della penna» cui Motta alludeva fosse Antonio Garibaldo Quattrini.

In una lettera del gennaio 1908 indirizzata a Francesco Cazzamini Mussi, Emilio Salgari, «privatamente», definì Quattrini «pirata della penna» (Pozzo, 1998, p. 120). Questa lettera, di cui «si conosce solo un brano ricavato da un catalogo d’asta, e proveniente presumibilmente dalla diaspora degli archivi del poeta e scrittore cui fu indirizzata, è sinora il solo documento conosciuto che testimonia la sofferenza di Salgari per il comportamento del Quattrini» (Pozzo, 1998, p. 120 nota 16).

Scrivendo a Giulio Confalonieri, il 25 marzo 1971,  Mario Morini—autore con Emilio Firpo di una fantasiosa biografia salgariana intitolata Con Emilio Salgari tra pirati e corsari: ricostruzione biografica (Milano, S.A.D.E.L., s.d.)— affermò che Antonio Quattrini, «spinse ai limiti del plagio il proprio epigonismo, tanto che Luigi Motta e, ancor più I. Bianchi, entrambi su L’Oceano edito dalla Società Editoriale Milanese, di ciò lo accusarono esplicitamente; e l’editore Donath giunse al punto di rifiutarsi di precisare, negli annunzi pubblicitari, il nuovo titolo dei romanzi salgariani in corso di stampa per evitare che il Quattrini li riciclasse, come aveva fatto appunto in precedenti casi, con minime varianti, per libri ch’egli sfornava a getto continuo e tempestivamente» (Morini, 1998,  pp. 135-139).

Nel 1982 Giovanni Arpino e Roberto Antonetto scrissero: «Durante il periodo genovese, Salgari tiene appollaiata sulle spalle un’ombra rapace, che porta il nome di Antonio Quattrini Garibaldi [sic], ritenuto lontano parente  dell’Eroe dei Due Mondi. È il migliore esempio del pescatore di frodo in acqua altrui. Salgari gli aveva aperte le porte della rivista “Per terra e per mare” che dirigeva a Genova per l’editore Donath. Non appena la rivista pubblica l’annuncio di un imminente romanzo del “capitano” ecco il Garibaldi [sic] bruciarlo sul tempo sfornando un titolo similare, riguardi o meno tigri malesiane o figli di corsari» (Arpino e Antonetto, 1982, p. 117, 118).

La causa della «sofferenza» (Pozzo, 1998, p. 120 nota 16) che spinse Salgari a definire Quattrini «pirata della penna» fu forse la stessa che aveva indotto Motta a usare tale epiteto, forse attribuendolo proprio a Quattrini, o almeno, questa fu la congettura di Giovanna Viglongo, la quale, a quanto sembra, raccolse le illazioni di Morini e di Arpino e Antonetto, le collegò alla lettera di Salgari a Mussi del gennaio 1908, e scrisse: «Egli spiava gli avvisi editoriali per carpirne i titoli annunciati e sfacciatamente se ne appropriava, pubblicando, a tambur battente, libri che sfruttavano la preventiva pubblicità riservata ad altro autore.

«La ripetuta spudorata manovra fece sì che il trafiletto dell’imminente pubblicazione di un nuovo libro di Salgari […] uscì con una singolare avvertenza: l’editore, ormai accorto, precisava che non rivelava il titolo della novità proprio ad evitare plagi anticipati. Fu probabilmente in seguito a questi atti che il mite Salgari, esasperato, sbottò ed in una lettera privata del gennaio 1908 definì Quattrini “pirata della penna”» (Viglongo, 1990, p. xvi).

Otto anni più tardi, Felice Pozzo confermò: «la circostanza è risaputa, Quattrini insidiava il Maestro anche nell’ambito dei romanzi con sottrazione di titoli» (Pozzo, 1998, p. 118). E successivamente ritornò sull’argomento così: «Si avverte persino nel suo [di Salgari] giustificato timore — si era ormai a questo punto — che il solo citare il titolo del suo prossimo romanzo, inducesse altri a precederlo sul mercato con un titolo analogo. […] È facile intuire un clima accostabile a quello dello spionaggio industriale; certamente vi furono episodi clamorosi, assai prossimi al plagio» (Pozzo, 2000, pp. 61-62).

Così si presunse che la falsa accusa di avere rubato titoli a Salgari fosse il motivo per cui questi aveva definito Quattrini “pirata della penna”.

Di recente Felice Pozzo ha reso la lettera misteriosa un po’ meno misteriosa, trascrivendone il frammento riprodotto nel catalogo d’asta di Christie’s—«Approvo la sua brillantissima polemica che smaschera quel pirata della penna» (Pozzo, 2024, p. 90)—e sembra avere abbandonato la tesi del furto di titoli. Infatti ha ipotizzato che Salgari si riferisse all’«unica polemica nota tra i due personaggi», ossia Antonio Quattrini e FrancescoMargaritis, pseudonimo di Francesco Cazzamini  Mussi. Quest’ultimo, «nel 1905», aveva definito «pubblicamente il Quattrini “pedestre e banale negli intrecci, scorretto nella lingua”» (Pozzo, 2024, p. 91). Per questo motivo «è da ritenersi che la lettera di Salgari risalga al gennaio 1906» (Pozzo, 2024, p. 96).

Ciò implica che Christie’s abbia sbagliato a copiare la data della lettera e che abbia pubblicato un’informazione errata nel suo catalogo d’asta.

Quella che secondo Felice Pozzo è la polemica cui si riferisce Salgari nella lettera misteriosa—«il solo documento conosciuto che testimonia la sofferenza di Salgari per il comportamento del Quattrini» (Pozzo, 1998, p. 120 nota 16; Salgari, 2024, pp. 95, 96)— è la “Polemica monellesca” pubblicata sul Giornale dei Viaggi e delle Avventure, diretto da Quattrini, in due parti, il 27 novembre 1906, a p. 88 e il 4 dicembre 1906,  p, 99.

Nella prima parte della “Polemica monellesca”, Quattrini rivelò che Margaritis era figlio di un senatore e riferì che aveva criticato aspramente lui e il suo modo di scrivere su alcuni periodici poco conosciuti del Mezzogiorno, fra cui Il Bibliografo, Rassegna di Cultura, in cui lo aveva definito «pedestre e banale negli intrecci, scorretto nella lingua».

Anche se non partecipava alle diatribe letterarie—«per quella tale ragione che cita uno dei miei maestri […], e cioè che uno scrittore “il quale risponda ai suoi critici diventa ridicolo e si aliena gli spiriti dei lettori e del pubblico, forse per quella gran ragione d’umanità per la quale, se uno è morsicato da un cane e gli dà un calcio, novantanove per cento pigliano le parti del cane” [Carducci, 1890, p. 276]»—Quattrini decise di replicare a Margaritis citando integralmente un suo articolo, “Biografie viventi: A.G. Quattrini”, pubblicato ne Il Giovedì: Lettura illustrata per la gioventù, n. 9, 3 marzo 1904.

In questo articolo, Margaritis aveva definito Quattrini «fra i migliori e più originali romanzieri di viaggi […] un maestro del genere. […] Dalla sua vita avventurosa ha tratto lo stile sobrio, ma elevato, rapido e talvolta irruente. […] La Tigre del Bengala ottenne un successo grandissimo e ne vennero smaltite cinque mila copie. […] La figlia del corsaro, riuscito romanzo di avventure marinaresche, e La setta del crisantemo. Questo lavoro ci addita (non starebbe meglio - dimostra o rivela?) nel suo creatore un talento profondo. […] Ma dove il giovane romanziere eccelle, […] si è nel tratteggiare la vita del marinaio. […] Egli si trova proprio nel suo elemento, ed invano cercheremmo le doti ch’egli mostra in scrittori di non dubbia intelligenza come il Salgari, il Mioni, il Motta. […] Elegante e spontaneo, per nulla ricercato […] Nel Quattrini si scorge una rara coltura, certo acquistata nei viaggi nelle più inospitali regioni. Nelle sue opere non si trovano lunghe pagine piene di note scientifiche che stancano, ma quelle utili e necessarie vengono sparse qua e là con arte, così che si leggono o s’imparano senza accorgersene od annoiarsi. I soliti avvenimenti che spesseggiano nei libri di viaggi (caccie [sic], naufragi) non si riscontrano nel Quattrini, benché sappia ov’è d’uopo, aggiungere a buoni punti drammatici. In lui non si scorge poi la superficialità, la distrazione, caratteristiche degli autori, che troppo mandano alle stampe, ma una certa accuratezza». Infine, nei saluti, Margaritis definiva Quattrini «insigne romanziere».

Questo numero del Giovedì fu spedito da Margaritis a Quattrini, il quale non lo ringraziò perché non apprezzava «l’incenso gratuito, non meritato e non sentito».

Nel 1904 Margaritis inviò a Quattrini il proprio romanzo Il cacciatore di pantere, con una dedica «Al chiarissimo scrittore». Anche questa volta Quattrini non ringraziò perché non era ipocrita né bugiardo. Se avesse risposto, infatti, avrebbe dovuto rimandare il giovane scrittore «a studiare i primi elementi della grammatica», e Margaritis si lagnò della mancata risposta.

Incaricato dall’editore Celli di recensire un libro di Margaritis e di valutare alcuni suoi scritti per la pubblicazione, Quattrini scrisse la recensione, osservando che il giovane autore era ancora troppo acerbo e inesperto.

Dapprima Margaritis ringraziò, in seguito ribatté: «Io sul Giovedì ho detto di voi un mondo di bene, e voi nella recensione del mio libro avete detto di mè [sic] un mondo di male». Dopo aver osservato che Margaritis aveva scritto bene di lui soltanto per esserne ricambiato,Quattrini concluse: «non ho bisogno delle vostre lodi, come di quelle di nessuno, sapendo di non meritarle, ma a codeste associazioni di reciproco incensamento, io non vi ho mai appartenuto e non v’apparterrò mai».

Nella seconda parte della “Polemica monellesca”, Quattrini riferì di avere rifiutato di pubblicare un racconto e un romanzo inviatigli da Margaritis. Non pubblicò il racconto, Un’avventura tra i thugs, perché recava una dedica a lui non autorizzata e soprattutto perché era una maldestra imitazione—della narrativa salgariana, presumibilmente—come tantissime altre che circolavano all’epoca. Invece iniziò a pubblicare a puntate il romanzo—Don Manuele il Pirata—però dopo averlo riveduto, tagliando abbondantemente il «marcio» e il «vecchiume».. Quindi precisò che rifiutare e tagliare erano suo prerogative di direttore del periodico. Quattrini aveva ragione: era proprio così, ed era anche consueta prassi editoriale. Nonostante questo, Margaritis s’infuriò, protestando che molti avevano pubblicato i suoi scritti e mai nessuno li aveva riveduti o tagliati.

Sollecitato, Quattrini spiegò in dettaglio i motivi della revisione e quando Margaritis s’infuriò ancora di più, interruppe la pubblicazione del romanzo.

Tornando all’articolo pubblicato sul Bibliografo—in cui Margaritis aveva intonato «il de Profundis […] alla letteratura dei viaggi»—Quattrini confessò che, nonostante il gradimento dei lettori, «i miei libri non sono scritti bene, non sono neppure belli, e v’avrei abbracciato per la vostra definizione sul Bibliografo, che collima perfettamente con quel ch’io penso della opera mia, se il vostro giudizio non fosse il risultato di un rancore personale, se esso non si trovasse in così stridente contraddizione con le stomachevoli adulazioni del Giovedì».

Dopo avere affermato: «il primo critico dell’opera mia sono sempre stato io stesso», Quattrini osservò di essere pagato dagli editori che lo pubblicavano, a differenza di Margaritis, che pagava per essere pubblicato, e gli consigliò di imparare  a scrivere.

Come si vede, Margaritis era in malafede, o quando elogiava o quando stroncava, comunque era in malafede, perciò un eventuale «smascheramento» nella “Polemica monellesca”—che nulla ha a che vedere con Salgari— è quello di Margaritis, non quello di Quattrini. Semmai, con un poco di malizia, si potrebbe interpretare come una velata critica a Salgari il passo citato—che inizia con «Nelle sue pagine non si trovano»—in cui Margaritis critica gli altri scrittori di viaggi e di avventure.

Oltre a non produrre lo «smascheramento» di Quattrini cui allude la lettera di Salgari, la “Polemica monellesca” non contiene alcunché per cui si possa essere indotti a classificare Quattrini come “pirata della penna”—cioè un giudizio tale da implicare comportamenti disonesti da parte sua—a meno di intendere che lo «smascheramento» sia quello del modo in cui Quattrini dirigeva i suoi periodici. Se così fosse, il giudizio apparirebbe immotivato, giacché Quattrini applicava le proprie legittime prerogative di direttore, secondo le consuete pratiche editoriali. Inoltre il suo modo di dirigere il periodico non concerneva in alcun modo Salgari e di sicuro non lo danneggiava.

Anziché disonesto, Quattrini si dimostrò affatto consapevole del senso e del valore della propria attività di autore e di curatore editoriale, nonché dell’ambito editoriale e letterario  in cui operava. Dunque la “Polemica monellesca” non può essere l’articolo a cui si riferisce Salgari nella sua lettera a Margaritis, né è mai esistito alcun motivo per presumere che lo fosse.

Oggi se ne può avere la certezza perché, poco tempo fa, la lettera misteriosa è stata divulgata: una inserzione apparsa su eBay ne ha riprodotto l’autografo e la trascrizione. Come ha giustamente ipotizzato Felice Pozzo, la lettera è datata 15 gennaio 1906, e non 1908, quindi la data indicata nel catalogo d’asta di Christie’s era inesatta.

 

Ecco la trascrizione integrale della lettera:

 

                    Torino, 15/1/1906

    Egregio Signor Cazzamini

Ho letto sulla Gioven-

il suo articolo in

risposta al Quattrini.

Approvo pienamente

la sua brillantissi-

ma polemica che sma-

schera quel pirata del

la penna. Non mi

sono mai degnato

di rispondere a quel

signore, ho piacere

che altri lo abbiano

smascherato.

Riceva cordiali saluti

ed una stretta di

mano dal

                 Suo

                          E. Salgari

                     Via Guastalla 11

 

Come si vede, Salgari non si riferisce alla “Polemica monellesca” e neppure all’articolo di Margaritis apparso sul Bibliografo, bensì a un articolo di quest’ultimo pubblicato sul periodico La Gioventù: Rivista Illustrata di Letteratura ed Arte.

Purtroppo, conoscere il testo della lettera non dissipa il mistero. A quanto pare, lo smascheramento consiste in una risposta di Margaritis a un articolo di Quattrini, cui questi aveva scelto di non rispondere. Tuttavia non si sa quando fu pubblicato l’articolo di Margaritis, non si sa a quale articolo di Quattrini rispondeva, né quale fosse il tema della polemica, cioè ancora non si sa per quale motivo specifico Salgari definì Quattrini “pirata della penna”: il mistero permane immutato.

Quale che fosse, tale motivo non doveva essere molto grave e il giudizio non doveva essere irrevocabile, perché non impedirono a Salgari di collaborare con Quattrini nel 1907, scrivendo tre nuovi capitoli da aggiungere alla ristampa di Duemila leghe sotto l’America, con un nuovo titolo, più evocativo e più salgariano: Il Tesoro Misterioso.

Fonti

 

Arpino, Giovanni e Antonetto, Roberto, Vita, tempeste, sciagure di Salgari il padre degli eroi, Milano, Rizzoli, 1982.

Carducci, Giosuè, “Critica e arte”, in Confessioni e battaglie, Bologna, Zanichelli, 1890.

Lawson Lucas, Ann, Emilio Salgari: Una mitologia moderna tra letteratura, politica, società, Volume IV, Bibliografia storica generale, Bibliografie ragionate delle opere, della critica e delle pubblicazioni contestuali, 1883-2012, Firenze, Olschki, 2021.

Morini, Mario, “Una passione segreta di Giulio Confalonieri”, in Quaderni Salgariani, n. 1, a cura di Giovanna e Franca Viglongo, Andrea Viglongo & C. Torino, 1998.

Pozzo, Felice, “Sulle orme di Salgari: le peripezie di Claudio Trinchettina, alias Tony Penny, al secolo Antonio Quattrini Garibaldi”, in Quaderni Salgariani, n. 1, a cura di Giovanna e Franca Viglongo, Andrea Viglongo & C. Torino, 1998.

Emilio Salgari e dintorni, premessa di Antonio Palermo, Napoli, Liguori, 2000.

Salgari, Emilio, Lettere, 1883-1911, a cura di Felice Pozzo, Città di Castello e Bologna, Odoya, 2024.

Viglongo, Giovanna, “‘L’eroina di Port Arthur ovvero La Naufragatrice’”, in Emilio Salgari, L’eroina di Port Arthur, Torino, Viglongo, 1990.

 

 

Nota

 

Ringrazio il noto collezionista Cristian Scalambra, che ha trovato l’inserzione con la riproduzione della lettera di Salgari, e Tiziano Agnelli, che me lo ha riferito e ha condiviso i materiali contenuti nei vecchi periodici.

Chi desidera consultare la riproduzione della lettera può trovare qui il link che conduce alla pagina dell’inserzione scaduta.

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