Tradurre Emily Dickinson: I know lives, I could miss, (FR574A, J372)
I know lives, I could miss Conosco vite, di cui privarmi
Without a Misery - Senz’alcuna Infelicità -
Others - whose instant’s wanting - Altre - un attimo d’assenza -
Would be Eternity - Sarebbe Eternità -
The last - a scanty Number - Queste - Numero angusto -
’Twould scarcely fill a Two - Riempirebbero a stento un Due -
The first - a Gnat’s Horizon Quelle - l’Orizzonte d’un Moscerino
Could easily outgrow - Saprebbero senza sforzo sormontare -
When a man makes a poem, makes it, mind you, he takes words as he finds them interrelated about him and composes them—without distortion which would mar their exact significances—into an intense expression of his perceptions and ardors that they may constitute a revelation in the speech that he uses. It isn’t what he says that counts as a work of art, it’s what he makes, with such intensity of perception that it lives with an intrinsic movement of its own to verify its authenticity. Your attention is called now and then to some beautiful line or sonnet-sequence because of what is said there. So be it. To me all sonnets say the same thing of no importance. What does it matter what the line “says”?
Wiliam Carlos Williams, The Wedge
Lessico
Nella propria pratica poetica, Emily Dickinson si servì costantemente dell’American Dictionary of the English Language, di Noah Webster, uno strumento indispensabile per interpretarne l’opera, come dimostra, per esempio, un saggio di Ruth Miller (1). Anche se ho consultato diverse edizioni del dizionario Webster (1841, 1844, 1845, 1847), ho tratto le definizioni seguenti dall’edizione utilizzata dalla stessa Emily, identica a quella del 1841 (2).
Miss: to fail in aim; to fail of reaching the object; not to hit; to fail of finding the right way; to err in attempintg to find; to fail of obtaining; to learn or discover that something is wanting, or not where it was supposed to be; to be without; to omit; to pass by; to go without; to fail to have; to perceive the want of; to fail of seeing or finding.
L’unica definizione che può essere considerata pertinente al contesto mi sembra essere to be without, «essere senza», «essere privo», «mancare di qualcosa», e ho scelto di renderlo con «privarsi».
Misery: great unhappiness; extreme pain of body or mind; calamity, misfortune; natural evils which are the cause of misery; covetousness.
Due accezioni possono essere considerate le più appropriate al contesto: «grande infelicità», «estrema sofferenza fisica o spirituale». Anche «calamità» potrebbe essere attinente: la vita senza le vite a cui allude il primo verso non sarebbe affatto una calamità o una disgrazia. Ho scelto «infelicità» perché può includere anche «sofferenza», mentre «sofferenza» non include «infelicità»: questa mancanza non provoca sofferenza e neppure infelicità.
Wanting: needing, lacking; desiring; absent, deficient; slack, deficient.
Miss e without Misery escludono la necessità e il desiderio, quindi ho scelto «assenza».
Eternity: duration or continuance without beginning or end.
Eternity non può essere altro che «Eternità»: anche in Italiano, infatti, eternità è «l’infinita estensione del tempo, che non ha avuto inizio e non avrà termine».
Scanty: narrow, small, wanting amplitude or extent; poor, not copious or full; not ample; hardly sufficient; sparing, niggardly, parsimonious.
Si addicono a Number quasi tutti i significati di scanty: «piccolo», «non copioso», «appena sufficiente», e anche «di ampiezza limitata». Infatti in fill a Two, parallelo e antitetico a Gnat’s Horizon, immagine di ampiezza limitata, Two è una quantità che diventa immagine perché fill evoca uno spazio che si riempie. Dopo avere considerato «esiguo», che implica dimensione contenuta, equivale a «limitato» e si oppone ad «ampio», ho scelto di rendere scanty con «angusto», cioè «limitato, piccolo, ristretto», nonché «di scarsissima ampiezza».
Scarcely: hardly; scantly; with difficulty.
Poiché scarcely è riferito all’immagine suggerita da fill a Two, il significato più adatto mi sembra senz’altro «con difficoltà», confermato dal sinonimo hardly, che significa «with difficulty, with great labor; scarcely, barely, almost not; not quite or wholly». Ho scelto di renderlo con «a stento».
Fill: To put or pour untill the thing will hold no more; to press and dilate on all sides, or to the extremities; to brace the sails so that the wind will bear upon them and dilate them; to grow or become full. To fill out: to extend or enlarge to the desired limit. To fill up: to occupy the whole extent; to complete.
Questi significati di fill evocano un’immagine di ampiezza—dilatarsi e quasi colmarsi—parallela e antitetica all’immagine del traboccare evocata da outgrow.
Così, fill e scanty trasformano un numero—Number e Two—nell’immagine di uno spazio ristretto che si riempie a stento, come un contenitore quasi colmo, come una piccola vela gonfiata quasi completamente dal vento, ovvero uno spazio riempito quasi sino al proprio limite, quasi sino al proprio confine: uno spazio esiguo che corrisponde al campo visivo di un dittero.
È una immagine poetica audace e sghemba, presentata senza descrizione, con la massima economia verbale, indirettamente, per mezzo di un accostamento inusitato. Sostituirla, alterarla, attenuarla, raddrizzarla, nell’intento di annacquare e di fluidificare, significherebbe distruggerla, smagliare il tessuto dei versi, annullare l’effetto poetico.
Così ho scelto di rendere fill con «riempire».
Gnat: A small insect, or rather a genus of insects, the culex. Any thing proverbially small.
Propriamente Gnat significa «culice», o «diptero» («dittero»), nonché qualunque cosa proverbialmente minuscola, quindi si potrebbe rendere con «moscerino» o con «microbo». Ho scelto «moscerino».
Horizon: The line that terminates the view, when extended on the surface of the earth; or a great circle of the sphere, dividing the world into two parts or hemispheres—the upper hemisphere, which is visible and the lower, which is hid. The horizon is sensible, and rational or real. The sensible, apparent or visible horizon is a lesser circle of the sphere, which divides the visible part of the sphere from the invisible.»
Horizon non può essere reso se non con «orizzonte». L’orizzonte è il confine del campo visivo, la cui ampiezza, sebbene variabile, è sempre limitata. Oltre il confine del campo visivo si estende tutto ciò che non è visibile: tutto il mondo, l’universo, l’immensità. Più è limitato il campo visivo, più è vasto ciò che sta oltre il confine dell’orizzonte.
Outgrow: to surpass in growth; to grow too great or to old for any thing.
Il significato di outgrow è precisato dalla definizione di growth: «The gradual increase of animal and vegetable bodies; product, produce, that which has grown; production, anything produced; increase in number, bulk or frequency; increase in extent or prevalence; advancement, progress, improvement». È qualcosa che si sviluppa, cresce, aumenta in dimensioni. Nel contesto dei versi sembra suggerire o evocare qualcosa che cresce tanto da oltrepassare un limite, o che è troppo grande per essere contenuto all’interno di un confine. Vi potrebbe corrispondere «esorbitare»: «uscire dai limiti, passare la misura; eccedere».
In relazione a Gnat’s Horizon, nonché a fill a Two, outgrow suggerisce immagini affini: traboccare da un contenitore o straripare da un’argine, diventare troppo grande per essere contenuto in qualcosa, poi dilatarsi, espandersi, spaziare, come in fill a Two, a cui corrisponde in maniera antitetica. Ecco perché ho scelto di renderlo con «sormontare»: «Montare, salire al di sopra, oltrepassare: l’acqua ha sormontato gli argini».
Easily: Without difficulty or great labor; without great exertion, or sacrifice of labor or expense; without pain, anxiety or disturbance, in tranquillity; readily, without the pain of reluctance; smoothly; quietly; gently, without tumult or discord; without violent shaking or jolting.
Per corrispondenza e per sonorità ho scelto «senza sforzo».
Disposizione
Non meno del significato, la disposizione di ciascuna parola è essenziale e deve essere salvaguardata per mantenere la struttura della poesia.
Se si indica con A la mancanza di molte vite che non provoca grande infelicità, e con B la mancanza di poche vite che provoca infelicità infinita, si osserva che le coppie di versi di cui sono composte le quartine sono tematicamente ordinate in forma di chiasmo.
A: I versi 1 e 2 esprimono la presenza sgradita la cui mancanza sarebbe sopportabile.
B: I versi 3 e 4 esprimono la presenza gradita la cui mancanza sarebbe insopportabile.
B: I versi 5 e 6 esprimono la presenza gradita la cui mancanza sarebbe insopportabile.
A: I versi 7 e 8 esprimono la presenza sgradita la cui mancanza sarebbe sopportabile.
Lo schema strutturale della quartina è dunque ABBA.
A1 I know lives, I could miss
A2 Without a Misery -
B3 Others - whose instant’s wanting -
B4 Would be Eternity -
B5 The last - a scanty Number -
B6 ’Twould scarcely fill a Two -
A7 The first - a Gnat’s Horizon
A8 Could easily outgrow -
Se si indica con A la mancanza, sia sopportabile sia insopportabile; con B l’infelicità, sia sopportabile sia insopportabile; con C lo spazio ristretto quasi riempito dalle vite la cui mancanza è insopportabile; con D lo spazio ristretto da cui traboccano le vite la cui mancanza è sopportabile; si osserva che le rime tematiche (subject rhymes) sono alternate e antitetiche in entrambe le quartine: miss e wanting, Misery e Eternity; scanty Number e Gnat’s Horizon, scarcely fill a Two e easily outgrow.
Lo schema delle rime tematiche è dunque ABAB CDCD.
I know lives, I could miss A
Without a Misery - B
Others - whose instant's wanting - A
Would be Eternity - B
The last - a scanty Number - C
’Twould scarcely fill a Two - D
The first - a Gnat's Horizon C
Could easily outgrow - D
Scarcely, al centro di B6, è collocato in corrispondenza antitetica a easily, al centro di A8, a comporre una rima tematica interna, alternata e antitetica.
In A1, le numerose vite (I know lives) la cui mancanza, o assenza, è sopportabilissima o persino gradita, sono collocate in corrispondenza antitetica alle poche vite (Others, contrazione di [I know] other [lives]) in B3, la cui mancanza, sentita come necessità o desiderio, è insopportabile e dolorosa.
In A1, I know lives, I could miss, contrazione di I know lives [that] I could miss, la mancanza di that corrisponde alla presenza di whose in B3, Others - whose instant wanting.
In A1, miss, riferito alla trascurabile mancanza di numerose vite, è collocato in corrispondenza antitetica a wanting, in B3, riferito alla mancanza dolorosa e insopportabile delle vite di cui si sente la necessità o il desiderio.
Così miss e wanting non possono avere altra collocazione perché sono rime tematiche alternate e antitetiche: tematiche perché il tema comune è la mancanza, alternate per la loro collocazione, antitetiche perché sono mancanze diverse e opposte.
In A2, Misery, l’assenza di grande infelicità connessa alla trascurabile mancanza di numerose vite (I know lives), è collocata in corrispondenza antitetica a Eternity, in B4, che rappresenta la smisurata infelicità provocata dall’insopportabile mancanza di alcune vite (Others).
Così Misery e Eternity non possono avere altra collocazione perché sono rime tematiche alternate e antitetiche: tematiche perché il tema comune è l’infelicità, alternate per la loro collocazione, antitetiche perché sono infelicità diverse e opposte.
Nella seconda quartina, i primi due versi si possono leggere in un unico modo: The last [lives are so] scanty a Number [that] it would scarcely fill a Two, e rovesciarne la costruzione non ne cambierebbe il senso: [So] scanty a Number [are the] last [lives that] it would scarcely fill a Two. Invece gli ultimi due versi si possono leggere in altrettanti modi diversi che hanno soggetti e significati diversi: A Gnat’s Horizon could easily outgrow the First [lives], oppure The First [lives] could easily outgrow a Gnat’s Horizon: il campo visivo di un moscerino potrebbe facilmente diventare troppo grande per le vite la cui mancanza è sopportabile; oppure: le vite la cui mancanza è sopportabile potrebbero facilmente diventare troppo grandi per il campo visivo di un moscerino. Nondimeno il parallelismo che caratterizza la costruzione di questa quartina e la struttura dell’intera poesia suggeriscono di escludere la prima lettura: i soggetti sono The last e The first, non scanty Number e Gnat’s Horizon; le immagini sono di spazio e di quantità. Il campo visivo del moscerino è così minuscolo, che oltre il suo confine si estende l’immensità, ovvero, in questo caso, la quantità di vite la cui mancanza sarebbe facilmente sopportabile.
In B5, le vite la cui mancanza sarebbe insopportabile, (The last, che si allaccia a B3 e B4), sono collocate in corrispondenza antitetica alle vite la cui mancanza sarebbe trascurabile, in A7 (The first, che si allaccia a A1 e A2), mentre scanty Number, in B5, lo spazio ristretto non del tutto riempito dalle vite la cui mancanza sarebbe insopportabile, è collocato in corrispondenza antitetica a Gnat’s Horizon, in A7, lo spazio ristretto da cui facilmente trabocca la grande quantità di vite la cui mancanza sarebbe trascurabile.
In B6, scarcely fill a Two, la massima espansione, o dilatazione, che occupa quasi interamente uno spazio ristretto quantitativamente definito, ossia la massima quantità possibile delle vite (The last) la cui mancanza sarebbe insopportabile, è collocato in corrispondenza antitetica a easily outgrow, in A8, l’espansione della grande quantità di vite la cui mancanza sarebbe trascurabile (The first), che deborda da uno spazio ristretto, quantitativamente indefinito.
Così, sia scanty Number e Gnat’s Horizon, sia scarcely fill a Two e easily outgrow, rime tematiche alternate e antitetiche, non possono avere altra collocazione.
La prima coppia di versi della prima quartina è parallela all’ultima coppia di versi della seconda quartina: A1 e A7 sono gli unici due versi che non terminano con un trattino, la cui assenza indica una pausa più breve nel passaggio ai versi A2 e A8, ciascuno dei quali, invece, termina con un trattino, a chiudere in pausa, o in sospensione, o meglio, a chiudere in apertura, i versi iniziali e i versi conclusivi—i quali rappresentano le vite sgradite la cui assenza è trascurabile—racchiudendo come fra parentesi i versi centrali, che rappresentano le vite gradite la cui mancanza è insopportabile: ciò che è esteriormente illimitato contiene ciò che è interiormente sconfinato.
Nel tentativo di riprodurre la disposizione degli elementi strutturali della poesia, ho ammesso alcune eccezioni, che però sono speculari alla forma originale.
All’assenza di that nel primo verso—I know lives, [that] I could miss—corrisponde per opposizione la presenza di whose nel terzo verso—Others - whose instant’s wanting. La corrispondenza antitetica è speculare nella traduzione: «di cui» presente nel primo verso—«Conosco vite, di cui privarmi»—corrisponde a «di cui» assente nel terzo verso—«Altre - un attimo d’assenza».
Number e Horizon, collocati alla fine del sesto e del settimo verso, quindi paralleli, sono resi con «Numero» e «Orizzonte», ciascuno collocato al centro del proprio verso, anziché alla fine, tuttavia paralleli.
Prosodia
A parte alcune eccezioni, Emily Dickinson non pubblicò mai i propri versi. Invece ne raccolse gran parte in fascicoli manoscritti cuciti a mano, ne trascrisse una parte su fogli sciolti, e ne lasciò una parte o in bella copia o scritta di getto su carta riciclata dei formati più diversi (3). Senza sapere in qual modo lei stessa avrebbe presentato la sua opera se l’avesse data alle stampe, non è possibile stabilirne la forma «autentica» per la pubblicazione. Tuttavia, se si giudica di dover rispettare la forma che i versi hanno nei fascicoli, privilegiando così la materialità della scrittura in tutti i suoi aspetti, si può essere sicuri di aderire alla pratica della sua scrittura, e tale adesione è gioia per l’occhio e per l’orecchio.
La visualità e la sonorità dei versi quali sono nei manoscritti esaltano la singolarità della poesia e ne accentuano il distacco dalle concezioni e dalle pratiche dell’epoca, ampliando e approfondendo la generazione di significati e il godimento della lettura. Appare impensabile che Emily non ne fosse consapevole e non se ne curasse. Dopotutto, la poesia era, per lei, una esperienza materiale e corporea, oltre che spirituale e intellettuale: «If I read a book [and] it makes my whole body so cold no fire ever can warm me I know that is poetry. If I feel physically as if the top of my head were taken off, I know that is poetry. These are the only way I know it. Is there any other way» (4).
La materialità e la fisicità dei fascicoli appaiono tanto più affascinanti e significative nell’epoca odierna, in cui non si scrive più a mano, né a macchina, e gli strumenti informatici hanno dematerializzato la scrittura, alienando così il pensiero e l’immaginazione dalle pratiche e dai materiali che consentono di concretizzarli.
I manoscritti sono caratterizzati dalla scansione, dalle maiuscole e dai trattini, elementi essenziali che debbono essere mantenuti. I trattini e la scansione sono come notazioni musicali da rispettare per percepire il ritmo spezzato tipico della poesia di Emily, il cui linguaggio è estremamente conciso, ellittico, paratattico (5) .
Prevalentemente Emily usava il common meter, cioè quartine di ottonari e di senari alternati, in cui inseriva scarti, omissioni, dissonanze, contrasti, alterando così le forme prosodiche adottate, le quali apparivano spesso imperfette, irregolari, incoerenti, rispetto alle norme dell’epoca. Inoltre non mancava affatto di sperimentare (6).
Ho scelto di riflettere il più esattamente possibile le parole, i loro significati e la loro disposizione, anziché tentare di rendere in modo preciso il metro e il ritmo di Emily, cioè di comporre versi così brevi come i senari e gli ottonari.
Dunque, entro la griglia delle corrispondenze strutturali, ho tradotto a occhio e a orecchio, con la macchina per scrivere, nel tentativo di ottenere almeno una corrispondenza quantitativa irregolare.
A proposito della macchina per scrivere, Charles Olson scrisse: «due to its rigidity and its space precisions, it can, for a poet, indicate exactly the breath, the pauses, the suspensions even of syllables, the juxtapositions even of parts of phrases, which he intends. For the first time the poet has the stave and the bar a musician has had. For the first time he can, without the convention of rime and meter, record the listening he has done to his own speech and by that one act indicate how he would want any reader, silently or otherwise, to voice his work» (7) .
Quantunque mi dolga ammetterlo, ho verificato: lo stesso può accadere con la scrittura digitale.
I know lives, I could miss
Conosco vite, di cui privarmi
Without a Misery -
Senz’alcuna Infelicità -
Others - whose instant’s wanting -
Altre - un attimo d’assenza -
Would be Eternity -
Sarebbe Eternità -
The last - a scanty Number -
Queste - Numero angusto -
’Twould scarcely fill a Two -
Riempirebbero a stento un Due -
The first - a Gnat’s Horizon
Quelle - l’Orizzonte d’un Moscerino
Could easily outgrow -
Saprebbero senza sforzo sormontare -
Traduzione automatica
Google traduttore non capisce la concisione dello stile di Emily.
Ecco di seguito le versioni automatiche dei suoi versi inseriti esattamente nel traduttore.
I know lives, I could miss Without a Misery: «Conosco vite, potrei perdermi senza una miseria».
Others, whose instant’s wanting Would be Eternity: «Altri, il cui istante manca sarebbe l’Eternità».
The last, a scanty Number, ’Twould scarcely fill a Two: «L’ultimo, un numero scarso, “Riempe [sic] appena un Due”»
The first, a Gnat’s Horizon Could easily outgrow: «Il primo, l’orizzonte di un moscerino potrebbe facilmente diventare troppo grande».
Se si inseriscono le stesse frasi in momenti diversi, si ottengono traduzioni lievemente diverse.
Gli esempi seguenti mostrano che i versi parafrasati risultano più comprensibili a Google traduttore.
The last lives are so scanty a Number as it would scarcely fill a Two: «Le ultime vite sono un Numero così scarso che a malapena riempirebbe un Due».
«So scanty a number are the last lives that it would scarcely fill a two: «Un numero così scarso sono le ultime vite che a malapena riempirebbe un due».
The scanty Number of the last lives would scarcely fill a Two: «Il numero scarso delle ultime vite riempirebbe a malapena un Due».
A two would scarcely fill a scanty Number of the last lives: «Un due a malapena riempirebbe un numero esiguo delle ultime vite».
A Gnat’s Horizon could easily outgrow the First lives: «L’orizzonte di una zanzara potrebbe facilmente superare le prime vite».
The First lives could easily outgrow a Gnat’s Horizon: «Le prime vite potrebbero facilmente superare l’orizzonte di una zanzara».
Note
1. Ruth Miller, The Poetry of Emily Dickinson, Middletown (Connecticut), Wesleyan University Press, 1968. Miller ricorre costantemente al dizionario Webster nel corso della sua lettura dell’opera di Emily Dickinson (per esempio, pp. 73, 92, 208, 389, 438). L’edizione consultata da Miller è quella del 1847, inclusa nell’elenco dei volumi trovati nella casa di Emily Dickinson, ad Amherst, e custoditi alla Houghton Library, Harvard University, Boston. Tuttavia Cynthia Allen e Laura Harvey riferiscono che secondo studi più recenti il «Lexicon», «costante compagno» di Emily—«for several years, my Lexicon - was my only companion», scrisse Dickinson a T.W. Higginson il 25 aprile 1862 (The Letters of Emily Dickinson, a cura di Thomas H. Johnson e Theodora Ward, Cambridge, Massachusetts, e London, England, The Belknap Press of Harvard University Press, 1997, p. 404)—è stato identificato con l’edizione 1844 del dizionario Webster, ristampa della edizione 1841 (Cynthia L. Allen e Laura M. Harvey, «Translation and the Emily Dickinson Lexicon», The Emily Dickinson Journal, Johns Hopkins University Press, Vol. 2, No. 2, Fall 1993, pp. 130-132). Tale identificazione è accettata da Christanne Miller in Emily Dickinson: A Poet’s Grammar, Harvard University Press, 1987, p. 154. Cfr. Nissa Parmar, Multicultural Poetics: Re-visioning the American Canon, Albany, State University of New York Press, 2018, p. 246. Anche Emily Dickinson Lexicon Project utilizza l’edizione 1844.
2. An American Dictionary of the English Language, exhibiting the origin, orthography, pronunciation and definitions of words, by Noah Webster LL.D. Abridged from the Quarto Edition of the Author, to which are added synopsis of words differently pronounced by different orthoepists and Walker’s Key to the Classical pronunciation of Greek, Latin and Scripture proper names. Revised Edition with an Appendix, containing all the additional words in the last edition of the larger work, New York, Published by Harper & Brothers, No. 82 Cliff-Street, 1844.
3. The Poems of Emily Dickinson, Variorum Edition, Edited by R.W. Franklin, Cambridge (Massachusetts) and London (England), The Belknap Press of Harvard University Press, 1998, p. 7; Emily Dickinson’s Poems As She Preserved Them, Edited by Cristanne Miller, Cambridge (Massachusetts) and London (England), The Belknap Press of Harvard University Press, 2016, pp. vii-viii.
4. The Letters of Emily Dickinson, pp. 473-474.
5. Cristanne Miller, Emily Dickinson: A Poet’s Grammar, Cambridge (Massachusetts), Harvard University Press, 1987, p.1.
6. Cristanne Miller, Introduction, in Emily Dickinson’s Poems As She Preserved Them, Edited by Cristanne Miller, Cambridge (Massachusetts) and London (England), The Belknap Press of Harvard University Press, 2016, pp. 15-22.
7. Charles Olson, Projective Verse, in Collected Prose, Edited by Donald Allen and Benjamin Friedlander, With an Introduction by Robert Creeley, Berkeley, University of California Press, 1997, Reprinted by permission of the Estate of Charles Olson, Poetry Foundation.
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