Emilio Salgari scrittore: 3. In mezzo ai boschi
Nel capitolo VIII di Nick of the Woods, nel recarsi al guado, Roland, Edith, Telie e Emperor odono urla spaventose e poco dopo, in un bosco, trovano un individuo in sella a un puledro spaventato, con le braccia legate dietro la schiena e un capestro al collo, assicurato a un grosso ramo: se il cavallo si muove, il cavaliere resta impiccato (1). È Ralph Stackpole. Poiché questi ha rubato Brown Briery, il cavallo castano del suo padrone, Emperor minaccia di percuotere la groppa del puledro per farlo partire al galoppo. Roland glielo impedisce, poi si lascia persuadere da Edith a liberare Ralph.
In Avventure fra le Pelli-Rosse la situazione è la medesima, e Randolfo, implorato da Mary, acconsente a liberare Ralph. Tuttavia un supplizio diverso è stato imposto a Ralph:
Un cavallo grosso e vigoroso si dibatteva in mezzo ad un bacino fangoso, tentando di salire le rive per riprendere la corsa attraverso la foresta.
Un uomo stava su di esso, disteso sulla groppa, colle gambe e le braccia strettamente legate al destriero, in modo da non poter fare nemmeno un movimento.
Quel povero diavolo era assolutamente in balìa del cavallo. Ad ogni balzo dell’animale gridava come un ossesso e si dibatteva disperatamente, cercando, però inutilmente, di sbarazzarsi dei legami che lo tenevano prigioniero (2).
Di conseguenza, la minaccia di Tom è diversa da quella di Emperor:
Il vecchio Tom che aveva raggiunto il padrone, nel riconoscere Ralph, emise un grido di trionfo.
— Il ladro di Baio è punito! — gridò. — Ora frusterò il cavallo e lo farò galoppare in mezzo alla foresta. Vedrai come ti scorticherai le gambe, canaglia (3)!
La descrizione di Salgari non è dettagliata, nondimeno le illustrazioni di Giuseppe Garibaldi Bruno, per l’edizione Paravia, e quelle di Tancredi Scarpelli, per l’edizione Sonzogno (4), mostrano con sufficiente precisione in qual modo Ralph è stato legato dagli Indiani sul dorso del puledro, cioè supino, con la testa verso il collo del cavallo e i piedi verso la groppa.
Questa alterazione è particolarmente interessante perché Ralph Stackpole è la parodia di Simon Kenton, il più famoso borderman del Kentucky insieme a Daniel Boone, a cui salvò la vita durante l’assedio di Boonesborough (5), ed è un ladro di cavalli perché durante una missione che il colonnello John Bowman gli aveva ordinato di compiere in territorio indiano, oltre il fiume Ohio, Kenton rubò alcuni cavalli agli Shawnee.
Completata la missione, Simon Kenton e i suoi due compagni, Montgomery e Clark, tentarono di riattraversare l’Ohio, tanto impetuoso a causa del maltempo, che alcuni cavalli, spaventati, ricalcitrarono. Mentre i suoi compagni cercavano di radunare tutto il branco, Simon tornò indietro in ricognizione, s’imbatté negli inseguitori indiani, e fu catturato. Poi Montgomery fu ucciso e scotennato. Soltanto Clark riuscì a nascondersi e a tornare sulla sponda kentuckiana del fiume. Questa è la più celebre di tutte le avventure di Kenton, che durante la prigionia fu seviziato, costretto a correre la gauntlet numerose volte, e salvato dalla tortura grazie all’intervento di Simon Girty,—suo amico fraterno anche se combatteva dalla parte degli Indiani,—poi fu ceduto agli Inglesi, e dopo essere rimasto prigioniero a Detroit per un lungo periodo, riuscì a fuggire, attraversò in solitudine il territorio indiano, e finalmente riuscì a ritornare in Kentucky (6).
Dopo la cattura e prima di essere condotto a Chillicothe, il villaggio shawnee, Simon fu picchiato ripetutamente e trascorse la notte legato in modo tale da essere completamente immobilizzato.
La mattina successiva, gli Shawnee radunarono i cavalli. Quando furono pronti a partire per tornare al loro villaggio, scelsero per il prigioniero il cavallo più selvaggio fra quelli che i bordermen avevano rubato: un bel puledro con la coda non mozza e la criniera intonsa, non ancora domato. Alcuni Indiani gettarono Simon in groppa al cavallo irrequieto, trattenuto da alcuni altri che lo avevano spinto nella biforcazione di un albero caduto, quindi gli legarono le caviglie passando una fune sotto il ventre dell’animale. Con una seconda fune gli legarono le braccia. Presero una terza fune, ne assicurarono un’estremità al collo del puledro, l’avvolsero intorno al collo di Kenton, e legarono l’altra estremità alla coda dell’animale, come sottocoda. Con un’altra fune legarono le cosce del prigioniero ai fianchi del cavallo. Per giunta, gli infilarono un paio di mocassini sulle mani, per impedirgli di proteggersi il volto dalla vegetazione. Nel frattempo, si divertirono moltissimo: gridarono e strillarono, gli chiesero se avesse ancora voglia di rubare cavalli. Infine, sferzandogli la groppa, lasciarono libero il cavallo nel bosco.
Per qualche tempo, il puledro scorrazzò fra gli arbusti e sotto gli alberi dai rami bassi, evitando i rovi. S’impennò, sgroppò e scalciò, si sfregò contro i tronchi per liberarsi del fardello, cercò persino di rotolarsi, con gran divertimento degli Shawnee, che gridavano: «Prova ancora a rubare i cavalli agli Indiani!» La prima volta che il puledro si avvicinò a un albero con un ramo basso, Simon pensò di tenere la schiera dritta, in modo da spaccarsi la testa e por fine alle proprie sofferenze, però all’ultimo momento il suo amore per la vita prevalse e si piegò di lato, evitando l’urto. Rimase ferito quando il cavallo passò sotto rami spinosi e ostacoli di ogni genere. La vegetazione fitta lo frustò e lo percosse, seppure meno di quanto si aspettasse, lacerandogli gli indumenti, ferendogli la testa, scorticandogli le natiche. Una volta, al passaggio del puledro sotto un arbusto spinoso, ebbe la sensazione che tutta la carne gli fosse strappata dalle ossa. I capelli, molto lunghi, gli s’impigliarono spesso nei rami degli alberi e degli arbusti. Soltanto quando si fu stancato e si fu convinto di non potersi liberare in alcun modo di lui, il puledro si placò e seguì il gruppo degli Indiani con la massima tranquillità, restando sul sentiero ed evitando gli arbusti e i rovi che lo costeggiavano. Di quando in quando sostò a pascolare (7).
Questo supplizio divenne famoso come la «cavalcata di Mazeppa» di Simon Kenton, perché ricordava quello inflitto a Ivan Mazeppa, immortalato da Voltaire e da Byron. Come la tortura di Mazeppa fu raffigurata da un dipinto di Théodore Géricault, così quella di Kenton lo fu da una litografia di Jean François Millet e Karl Bodmer (8).
Dunque Salgari e i suoi illustratori identificano Ralph Stackpole con Simon Kenton in un modo che Robert Montgomery Bird ha volutamente evitato. È sorprendente e non può essere casuale. Purtroppo non sono ancora riuscito a individuare i testi e le immagini a cui Salgari potrebbe avere avuto accesso per collegare così Ralph a Simon.
Note
1. «A second look, however, convinced the soldier that the wretched being had sufficient cause for his clamor, being, in truth, in a situation almost as dreadful as any Roland had imagined. His arms were pinioned behind his back, and his neck secured in a halter, (taken, as it appeared, from his steed,) by which he was fastened to a large bough immediately above his head, with nothing betwixt him and death, save the horse on which he sat,—a young and terrified beast, at whose slightest start or motion, he must have swung off and perished, while he possessed no means of restraining the animal whatever, except such as lay in strength of leg and virtue of voice» (Robert Montgomery Bird, Nick of the Woods, or the Jibbenainosay: A Tale of Kentucky, A New Edition Revised by the Author, New York, John W, Lovell Company, 1852). Il testo originale è seguito fedelmente dalla versione francese ( Le Démon des Bois, ou Aventures de la vie des prairies, par Robert Bird, traduction d’André De Goy, La Ruche Parisienne: Journal Illustré, n. 5, 29 novembre 1856, Chapitre VIII, p. 76 [rist.: 2 voll., Bruxelles & Leipzig, Auguste Schnée Editeur, 1857, Chapitre VIII, p. 146]), e dalla versione spagnola (Roberto Bird, El Demonio de los Bosques, traducción directa del inglés al castelano, por D. Manuel Garcia Gonzalez, Madrid, Imprenta de Gines Hernandez y Artes, 1857, Capitulo VIII, p. 100).
2. Emilio Salgari, Avventure fra le Pelli-Rosse, Milano, Fabbri, 2004, «In mezzo ai boschi», p. 24.
3. Id.
4. Emilio Salgari, Avventure fra le Pelli-Rosse, Firenze, Sonzogno, 1934, «In mezzo ai boschi», p. 25.
5. «Few border books were written for fifty years after Kenton’s death without some chapter devoted to him—·to his exploits, rather, both real and mythical. He began to appear in border fiction very early. In 1837 Robert Bird’s Nick of the Woods, Or, the Jibbenainosay. A Story of Kentucky, came out in London, with an introduction by Harrison Ainsworth. Roaring Ralph Stackpole was identified from the beginning with Simon Kenton—his name sufficiently indicates the dare-devil recklessness of the character, and Ainsworth pronounced him a figure limned from life (Edna Kenton, Simon Kenton: His Life and Period, 1755-1836, Garden City, New York, Doubleday, Doran & Company, Inc., 1930, pp. 334-335).
In Wheeling, Hugo Pratt offre un ritratto emozionante di Simon, proprio all’assedio di Boonesborough: «Simon Kenton, l’uomo dalle mille ed una avventura… L’uomo che viveva per aiutare gli altri, Simon Kenton: l’uomo che ormai era una leggenda in tutta la regione, sollevò il fucile…» (Hugo Pratt, Wheeling: Il sentiero delle amicizie perdute, cura e grafica di Patrizia Zanotti, Roma, Lizard Edizioni, 1995, p. 91.
6. Edna Kenton, Simon Kenton, pp. 102-144.
7. Alessandro Zabini, biografia inedita di Simon Kenton.
8. Edna Kenton, Simon Kenton, pp. 110, 331-333.
Illustrazioni
1. Tancredi Scarpelli, in Emilio Salgari, Avventure fra le Pelli-Rosse, Milano, Sonzogno, 1934, p. 25.
2. Giuseppe Garibaldi Bruno, in Emilio Salgari, Avventure fra le Pelli-Rosse, Torino, Paravia, 1900.
3. Simon Butler, or, Mazeppa américain. Litografia di Jean François Millet e Karl Bodmer, in Edna Kenton, Simon Kenton, risguardo anteriore. «Simon Butler» è il nome che Simon Kenton usò fra il 1771 e il 1779.
Emilio Salgari scrittore: 2. Avventure fra le Pelli-Rosse e Nick of the Woods
Emilio Salgari scrittore: 4. L’attacco delle Pelli-Rosse.
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