Emilio Salgari scrittore: 12. Il villaggio indiano
L’incontro di Ralph con la «famiglia di giaguari» è ancora più inverosimile, e ancora più assurdo dal punto di vista narrativo, del precedente incontro con il bisonte, nonché di quello di Randolfo con un crotalo e dei massacri di orsi. Non serve come riempitivo, né per sostituire la prolissa narrazione di Bird, che in questo episodio è singolarmente conciso. Per giunta rende sciocca la cattura di Ralph, il quale, dopo essersi nascosto per sfuggire agli Indiani della cui vicinanza è consapevole, si getta fra le loro braccia appena sente sparare, supponendo, come uno sprovveduto, che possano essere Bianchi.
Per questo incongruo episodio Salgari si appropria ancora una volta di un racconto di Révoil (1), un’avventura di caccia assai poco plausibile, e la rende del tutto incredibile. Il raffronto mostra in qual modo la altera e la condensa, operando più liberamente che in precedenza.
Le testimonianze dei bordermen e dei mountain men (v. Emilio Salgari scrittore: 11. La liberazione di Ralph) potrebbero essere sufficienti a dimostrare l’assoluta inattendibilità dei sanguinosi scontri fra belve e avventurieri che abbondano nei romanzi d’avventura. La conferma incontrovertibile non può che provenire dagli Indiani d’America, la cui conoscenza della wilderness deriva da un’esperienza millenaria, a cui quella dei Bianchi non può essere paragonata.
Attraverso l’insieme della sua opera letteraria, purtroppo quasi sconosciuta in Italia, Charles Alexander Eastman, indiano santee, il cui nome lakota era Ohiyesa, «il Vincitore», riprese in età adulta la ricerca della visione—iniziata nella fanciullezza e poi interrotta—per liberarsi della cultura dei Bianchi e ritornare alla cultura autoctona. In accordo con le ultime volontà della madre, morta poco dopo la sua nascita, egli fu affidato alla nonna e allo zio materni per essere educato alla maniera antica. Non poté concludere la ricerca della visione perché il padre, creduto morto, ritornò, lo sottrasse allo zio e lo condusse a vivere con i Dakota che avevano accettato di adattarsi alla civiltà degli invasori. Così completò la propria educazione fra i Bianchi, studiando e diventando medico. Tuttavia non dimenticò mai le proprie radici, alle quali tutta la sua vita e la sua opera furono un ritorno (2).
In un libro concepito per avvicinare i ragazzi alla conoscenza indiana della natura, Ohiyesa scrive:
In aperta prateria accade talvolta che il lupo, oppure l’orso silver-tip, cugino del grizzly, vi accompagni per alcune miglia, se pensa di non essere visto. In tal caso, non vi segue, bensì vi affianca, abbastanza lontano per evitare di essere scoperto. Di tanto in tanto si ferma e si nasconde a osservarvi; ma non allarmatevi! Non ha intenzione di attaccarvi. Probabilmente ha la tana e i cuccioli non lontano, e desidera assicurarsi che l’estraneo non intenda turbare la sua tranquillità.
I cacciatori indiani sanno bene che nessun animale aggredisce l’uomo se non a causa di una gravissima provocazione. L’orso grizzly è l’eccezione a questa regola. Altri animali, incluse le cosiddette belve feroci, non debbono essere temuti se non quando non hanno alcuna possibilità di fuggire.
Senza dubbio siete stati più o meno influenzati da ciò che avete letto nei libri di avventura, che sono soprattutto fantasiose esagerazioni. Se vi raccontassi tutte le storie narrate intorno al fuoco dai cacciatori indiani, che erano costantemente nella natura selvaggia, scoprireste che gli scontri con le belve erano davvero rari. Se il bisonte e altri grandi animali fossero stati di temperamento aggressivo, quali possibilità di sopravvivere avrebbero avuto i poveri indiani, appiedati—prima dell’arrivo degli Europei—armati unicamente di archi e frecce, o di lance d’osso?
Vi sono dunque molte cose che si possono considerare verità generali. In primo luogo, gli animali sono abituati a badare esclusivamente ai loro affari e non è affatto probabile che interferiscano con voi, a meno che siate voi stessi i primi a molestarli. In secondo luogo, esiste un modo per farne la conoscenza e apprendere le peculiarità di ciascuno. Terzo, è possibile influenzarli notevolmente, anche in circostanze critiche, mediante fermezza e autocontrollo.
Se mai un orso grizzly vi aggredisse, con gli occhi lampeggianti di furore e le fauci spalancate a mostrare le zanne possenti, dovreste avere il coraggio di restare immobili! Senza muovere un muscolo, fissandolo negli occhi, potreste minacciarlo semplicemente con un bastone appuntito, e allora lui cambierebbe idea. Se ringhiasse, e voi non rispondeste alla sua sfida, deciderebbe di andarsene. Ecco una chiara dimostrazione del nostro assioma indiano: “Il silenzio è più grande della parola”» (3).
Note
1. Carlo Vettori, «La caverna delle tigri», Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure, Anno III, n. 127, 3 Febbraio 1881, p. 178.
Questo articolo è il riassunto di un racconto di Bénédict-Henry Révoil, «La caverne des tigres», Journal des Voyages et des Aventures de Terre et de Mer, n. 44, Dimanche, 12 Mai 1878, pp. 274-276, tratto da La vie des bois et du desert: récits de chasse et de pêche, Avec deux histoires inédites par Alexandre Dumas Père, Tours, Alfred Mame et Fils, 1877, «XXV. Le repaire du tigre», pp. 190-200.
2. Marion W. Copeland, Charles Alexander Eastman (Ohiyesa), Boise, Idaho, Boise State University, 1978; «Eastman, Charles Alexander», in Handbook of American Indians North of Mexico, Edited by Frederick Webb Hodge, In Two Parts, Smithsonian Institution, Bureau of American Ethnology, Bulletin 30, Washington, D.C., Government Printing Office, 1907-1910 (rist. Totowa, New Jersey, Rowman & Littlefield, 1979), Part 1, pp. 412-413.
3. Charles Alexander Eastman (Ohiyesa), Indian Scout Talks: A Guide for Boy Scouts and Camp Fire Girls, Boston, Little, Brown and Company, 1914, pp. 16-18.
Nel raffronto: a sinistra, «La caverna delle tigri», con il testo utilizzato da Salgari in grassetto; a destra, «Il villaggio indiano», con le trascrizioni in grassetto, e le alterazioni e le sostituzioni in corsivo.
Il testo di Avventure fra le Pelli-Rosse riprodotto nei raffronti è quello dell’edizione Sonzogno 1934, emendato con la correzione di alcune evidenti sviste tipografiche e mediante il confronto con quello dell’edizione Fabbri 2004, a cui rimandano i numeri di pagina, salvo diversa indicazione, per facilitare il confronto e la verifica.
Illustrazioni
Tancredi Scarpelli, in Emilio Salgari, Avventure fra le Pelli-Rosse, Milano, Sonzogno, 1934, pp. 177, 193, 233.
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