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Publié par Alessandro Zabini






La respirazione divenne più profonda.  Di momento in momento più irrequieti, i marinai continuarono a scrutare attorno con ansia.  Nella risacca dell’oceano infinito del tempo rifluivano le rovine, relitti pietrificati e muti del naufragio del bastimento del conosciuto, di cui null’altro restava, sfasciato dalla tempesta imprevedibile dell’ignoto e sprofondato nell’oblio.  Nulla si muoveva nel silenzio primordiale, eppure qualcosa fremeva fra le simmetrie inquietanti di quelle tetre pietraie che suscitavano sensazioni di antichità ineffabile, di solitudine, di morte.  Apparivano angoscianti ed esaltanti come carezze perverse le brezze dell’aria respirata, del calore assorbito, del tempo accumulato nelle pietre. Demoniaca sembrava la luce vibrante nei colori, spregevoli i fiori, orrenda l’ombra.














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