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Publié par Alessandro Zabini






Spezzato il suo tempo, il popolo arcaico e sconfitto perì misteriosamente con le sue divinità notturne dai nomi dimenticati.

Frammenti catoptromantici, XXIII, 473-481






In ammassi lussureggianti s’intrecciavano i fitti festoni fioriti e i macchioni inestricabili dei rampicanti. Le piante parassite avvolgevano i fusti. Le liane smisurate, aggrovigliate e ritorte si ergevano, aggrappandosi, oppure strisciavano come rettili. Le radici aeree precipitavano perpendicolarmente.

Quando cominciavano ormai ad illudersi che i loro timori fossero infondati, i marinai scorsero, nel folto della vegetazione arbustacea e rampichina, livide pietre sfaldate non del tutto occultate, solitarie o sparse, oppure ammassate a ricordare dorsi di cetacei.

Strappate le passiflore che coprivano una di quelle pietre, apparvero indecifrabili forme scolpite, le quali confermarono il pensiero inespresso di tutti: non erano rocce, bensì ruderi.
















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