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Publié par Alessandro Zabini





La foresta era ombra, immensità e silenzio, angoscia e macigni muschiosi, labirintiche lontananze di alberi altissimi, mute e misteriose promesse di prodigi, memoria del mondo prima della comparsa del genere umano, presagio del mondo dopo la sua scomparsa.

Le chiome pressoché impenetrabili delle piante arboree non permettevano ai raggi solari di scendere al suolo. I tronchi immensi erano così fitti da ostacolare il passaggio.  Sotto le masse di fogliame chiazzate di fiori bianchi, rosa, cremisi, purpurei, sanguigni, si spandevano profumi stordenti, e un’umidità penetrante stagnava.

Nel silenzio i marinai si addentrarono inquieti, con somma prudenza, paventando sorprese di eventuali indigeni ostili. Temendosi osservati, scrutarono la vegetazione circostante, senza percepire alcun movimento e senza udire altro che vaghe voci di volatili e fruscii di fiere, forse cinghiali, che, neppure intravisti, scappavano.












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