«E con ciò?» (GLI UFO E IL FIORE DI COLERIDGE: Appunti per una critica dellufologia10)
Ogni discorso ufologico deve essere sempre ripresentato in tutte le sue varianti, perché l’occulto riemerge sempre e l’aspirazione dell’ufologia alla conoscenza rimane sempre inappagata. Con i metodi impiegati in ufologia non è possibile dimostrare alcunché. Annotò Samuel Taylor Coleridge nel 1816:
If a man could pass through Paradise in a dream, and have a flower presented to him as a pledge that his soul had really been there, and if he found that flower in his hand when he awoke — Aye! and what then?
Nessuna conoscenza può essere fondata su «prove» quali il fiore di Coleridge.
Anche se fossero accettate come «prove», le tracce di un evento ufologico potrebbero essere considerate conferme dell’evento medesimo—il quale, peraltro, potrebbe essere accolto o respinto semplicemente per se stesso—soltanto se fossero indicati e argomentati i possibili rapporti fra queste e quelle, che tuttavia, poiché tali rapporti non risultano affatto chiari, non offrono alcun contributo determinante alla comprensione dell’accaduto.
Come avviene di consueto in ufologia, la raccolta, l’accumulo e la comparazione di dati empirici irrelati, considerati significativi di per se stessi, sia che si tratti di testimonianze, sia che si tratti di reperti o di risultati di analisi di laboratorio, non è sufficiente a confermare alcuna ipotesi sulle singole esperienze ufologiche, cioè non basta a determinare, per esempio, se esse siano reali o immaginarie, o se siano prodotte dall’osservazione di oggetti conosciuti o sconosciuti.
Ogni ipotesi può essere confermata o negata in relazione ad ogni singola esperienza valutando gli elementi che la caratterizzano e la coerenza o l’attendibilità della testimonianza che ne riferisce, ma ciò non implica che l’analisi di ogni successiva esperienza analoga conduca necessariamente alle medesime conferme e alle stesse negazioni. Poiché ogni esperienza esige di essere valutata singolarmente, ogni ipotesi rimane sempre suscettibile di trovare conferma in futuro, quantunque sia stata negata numerose volte in precedenza.
A proposito dei limiti e dei rischi dell’impiego dei metodi empirici in ufologia si può dunque ricordare ciò che fu osservato sull’utilizzo degli stessi metodi in metapsichica, ossia che non è possibile «porre in rapporto due fenomeni naturali o cogliere il rapporto che sussiste tra di essi senza pensiero teorico. Il problema è solo di vedere se, nella questione data, si pensa in modo giusto o no […]. E allora l’empirismo si vede costretto a liberarsi dal fastidio degli evocatori di spiriti», — oppure, si può aggiungere, da quello dei sostenitori delle fantasie più bizzarre in ufologia, — «non con esperimenti empirici, ma con considerazioni teoriche […]».
If a man could pass through Paradise in a dream, and have a flower presented to him as a pledge that his soul had really been there, and if he found that flower in his hand when he awoke — Aye! and what then?
Nessuna conoscenza può essere fondata su «prove» quali il fiore di Coleridge.
Anche se fossero accettate come «prove», le tracce di un evento ufologico potrebbero essere considerate conferme dell’evento medesimo—il quale, peraltro, potrebbe essere accolto o respinto semplicemente per se stesso—soltanto se fossero indicati e argomentati i possibili rapporti fra queste e quelle, che tuttavia, poiché tali rapporti non risultano affatto chiari, non offrono alcun contributo determinante alla comprensione dell’accaduto.
Come avviene di consueto in ufologia, la raccolta, l’accumulo e la comparazione di dati empirici irrelati, considerati significativi di per se stessi, sia che si tratti di testimonianze, sia che si tratti di reperti o di risultati di analisi di laboratorio, non è sufficiente a confermare alcuna ipotesi sulle singole esperienze ufologiche, cioè non basta a determinare, per esempio, se esse siano reali o immaginarie, o se siano prodotte dall’osservazione di oggetti conosciuti o sconosciuti.
Ogni ipotesi può essere confermata o negata in relazione ad ogni singola esperienza valutando gli elementi che la caratterizzano e la coerenza o l’attendibilità della testimonianza che ne riferisce, ma ciò non implica che l’analisi di ogni successiva esperienza analoga conduca necessariamente alle medesime conferme e alle stesse negazioni. Poiché ogni esperienza esige di essere valutata singolarmente, ogni ipotesi rimane sempre suscettibile di trovare conferma in futuro, quantunque sia stata negata numerose volte in precedenza.
A proposito dei limiti e dei rischi dell’impiego dei metodi empirici in ufologia si può dunque ricordare ciò che fu osservato sull’utilizzo degli stessi metodi in metapsichica, ossia che non è possibile «porre in rapporto due fenomeni naturali o cogliere il rapporto che sussiste tra di essi senza pensiero teorico. Il problema è solo di vedere se, nella questione data, si pensa in modo giusto o no […]. E allora l’empirismo si vede costretto a liberarsi dal fastidio degli evocatori di spiriti», — oppure, si può aggiungere, da quello dei sostenitori delle fantasie più bizzarre in ufologia, — «non con esperimenti empirici, ma con considerazioni teoriche […]».
Le citazioni sono tratte dalle seguenti opere:
Samuel Taylor Coleridge, Poems and Prose, Harmondsworth (Middlesex), Penguin Books, 1957, p. 143.
Friedrich Engels, «La ricerca scientifica nel mondo degli spiriti», in Dialettica della natura, Roma, Edizioni Rinascita, 1955, pp. 45-55.
Samuel Taylor Coleridge, Poems and Prose, Harmondsworth (Middlesex), Penguin Books, 1957, p. 143.
Friedrich Engels, «La ricerca scientifica nel mondo degli spiriti», in Dialettica della natura, Roma, Edizioni Rinascita, 1955, pp. 45-55.