«Oltre a raccontare che Arthur, ferito, fu trasportato ad Avalon» (AVALON: Appunti dinvito alla lettura«Epitome glastoniense»II.1)
Oltre a raccontare che Arthur, ferito, fu trasportato ad Avalon dopo la battaglia di Camlan, Giraldo Cambrense afferma, in entrambe le sue opere, che l’isola era definita tale in quanto situata fra paludi, corsi d’acqua e giuncheti, come se fosse in mezzo al mare, e ne propone una etimologia, secondo cui era detta Avallonia, o Inis Avallon, ovvero Insula Pomifera, sia dalla parola bretone aval, che significava «mela»—perché abbondava di meli e di alberi da frutta—sia dal nome di un certo Vallone, o Avallone, che un tempo ne era stato il signore.
Aggiunge Giraldo, che i Bretoni la chiamavano con il nome antico di Inis Gutrin, ossia Insula Vitrea, a causa del fiume, di trasparenza quasi come di vetro, che scorreva attraverso i giuncheti. Per questa stessa ragione gli occupanti Sassoni l’avevano nominata nella loro lingua Glasingeburi, o Glastonia, in quanto l’anglosassone glas significava «vetro», mentre buri significava «fortezza» o «città.
Tutto ciò permetteva di comprendere perché fosse considerata un’isola, e perché fosse chiamata sia Avallonia sia Glastonia, nonché per quale ragione i narratori bretoni definivano Morganis dea phantastica, cioè divinità immaginaria. Tuttavia l’identificazione di Avalon con Glastonbury non è dovuta a Giraldo, il quale, anzi, si ispirò ai materiali prodotti dai monaci dell’abbazia della stessa Glastonbury, o per loro conto.
Aggiunge Giraldo, che i Bretoni la chiamavano con il nome antico di Inis Gutrin, ossia Insula Vitrea, a causa del fiume, di trasparenza quasi come di vetro, che scorreva attraverso i giuncheti. Per questa stessa ragione gli occupanti Sassoni l’avevano nominata nella loro lingua Glasingeburi, o Glastonia, in quanto l’anglosassone glas significava «vetro», mentre buri significava «fortezza» o «città.
Tutto ciò permetteva di comprendere perché fosse considerata un’isola, e perché fosse chiamata sia Avallonia sia Glastonia, nonché per quale ragione i narratori bretoni definivano Morganis dea phantastica, cioè divinità immaginaria. Tuttavia l’identificazione di Avalon con Glastonbury non è dovuta a Giraldo, il quale, anzi, si ispirò ai materiali prodotti dai monaci dell’abbazia della stessa Glastonbury, o per loro conto.