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Publié par Alessandro Zabini





Riassumendo…

Avallonia, o Inis Avallon, sarebbe l’isola di un sovrano chiamato Vallone o Avallone, oppure l’isola delle mele, da aval, «mela», che dunque sarebbe Insula Pomifera in Latino. Afallach può essere sia nome proprio, sia nome comune, nel senso di «luogo delle mele», o «frutteto», ma dato che enys Auallach traduce l’insula Avallonis della Historia regum Britannie di Goffredo, poi detta insula pomorum nella Vita Merlini, sembra più corretto propendere per il nome comune che per il nome proprio.

L’etimologia di Glastonbury è invece spiegata da Caradoc di Llancarvan come Glasingeburi o Glastonia, Glastigberi o Glastiberia, da glas, «vetro», vitrum, e buri, «fortezza» o «città», o beria, civitas, ovvero Vitrea Civitas, Città di Vetro, che renderebbe Inis Gutrin, o Ynisgutrin, da ynis, insula, e gutrin, vitrea, ovvero Insula Vitrea, Città di Vetro. Questo nome sarebbe giustificato dal fatto che Glastonbury si trovava isolata fra le paludi ed era parzialmente circondata da un fiume di trasparenza quasi vitrea, dunque era un’Isola o Città di Vetro. Come si è visto, questa etimologia deriva da una interpretazione errata. L’interpretazione corretta sarebbe più probabilmente quella di «Città del Guado».

Allo scopo di collegare entrambe le possibili etimologie di Avalon a Glastonbury, in ogni modo, i monaci dell’abbazia affermarono che quest’ultima, l’Isola o Città di Vetro, era chiamata anche Insula Avalloniae, ovvero «isola delle mele», da avalla, «mele», nonché Isola di Avalloc, da un re che vi aveva dimorato, aggiungendo che Glastinbiry poteva derivare anche da Glasteing, che vi aveva trovato i meleti e vi si era stabilito. A parte il fatto che la storia di Glasteing è una commistione di due diverse leggende che nulla hanno a che fare con Glastonbury, l’unico collegamento fra le due denominazioni sembra essere quello, assai tenue, della presenza degli alberi di mele. Ma se bastasse questo, i luoghi di nome Avalon si moltiplicherebbero…

In conclusione, il nucleo di ciò che si sa rimane nelle poche righe di Goffredo, che continuano a stimolare l’immaginazione e a produrre letteratura…

Ipse uero Arturus lorica tanto regi digna indutus auream galeam simulachro draconis insculptam capiti adaptat: humeris quoque suis clipeum uocabulo Priduuen in quo imago sancte Marie Dei genetricis impicta ipsum in memoriam ipsius sepissime reuocabat. Accintus ergo Caliburno gladio optimo et in insula Auallonis fabricato lancea dextram suam decorat que nomine Ron uocabatur.

Set et inclitus ille rex Arturus letaliter uulneratus est; qui illinc ad sananda uulnera sua in insulam Auallonis euectus Constantino cognato suo et filio Cadoris ducis Cornubie diadema Britannie concessit anno ad incarnatione Domini .dxlii.. Anima eius in pace quiescat.







Note

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