Overblog Tous les blogs Top blogs Littérature, BD & Poésie
Editer l'article Suivre ce blog Administration + Créer mon blog
MENU

Publié par Alessandro Zabini





Atwood, Kansas, 14 Ottobre 1954 / Tucson, Arizona, 18 Ottobre 1954




Sulla città di Atwood, nel Kansas, la foschia letale nerastra era molto densa. La sera del 14 ottobre, la famiglia McCullough si fermò in un ristorante a cenare. Subito Robert McCullough riconobbe gli effetti dell’energia letale e dell’irritazione dell’energia vitale, che gl’insegnamenti del dottor Reich e l’esperienza gli avevano insegnato a individuare. Nel locale, illuminato da luci fluorescenti, tutto era morto: un’atmosfera d’angoscia quasi impercettibile gravava come un manto; le cameriere sembravano cadaveri ambulanti e si muovevano lentamente, pesantemente; il servizio era orribile; i clienti erano tesi e nervosi.

Come McCullough sapeva, le luci fluorescenti di qualunque tipo irritavano l’energia cosmica atmosferica, nonché i campi energetici degli ambienti e degli individui, così da produrre effetti nocivi. Le persone diventavano letargiche o nervose, lievemente febbricitanti, incapaci di contatto emozionale: alcune si chiudevano in se stesse, altre diventavano colleriche, o incapaci di mantenere a lungo la concentrazione.

In breve, McCullough si sentì lacrimare gli occhi, colare il naso, ronzare le orecchie, irritare la gola, e cominciò a starnutire. Aveva avuto gli stessi sintomi la mattina precedente, ma in poche ore si era ristabilito completamente. Sua moglie fu assalita da una sensazione violenta di repulsione.

Il tavolo accanto a quello dei McCullough era occupato da una famiglia composta dal marito, dalla moglie e da due figli, entrambi maschi, rispettivamente di dieci e di dodici anni. Il fanciullo di dieci anni dichiarò di non avere fame. L’altro mangiò, ma poi vomitò. Il padre commentò che non si era mai sentito così in precedenza.

Dopo dieci minuti, McCullough ebbe la sensazione che, se fosse rimasto nel locale ancora per un poco, si sarebbe ammalato di polmonite. Anche suo figlio, di due anni, non sopportava più il ristorante: voleva uscire. Tutta la famiglia provava il senso di oppressione, di soffocamento e d’irritazione che di solito veniva causato dagli addensamenti di energia letale.

Così, i McCullough se ne andarono. Non appena furono all’esterno, si sentirono meglio. Durante la notte, i sintomi di raffreddore di Robert scomparvero.

Nella giornata limpida, luminosa e fredda del 7 ottobre 1954, con l’autocarro WRF Ford per il trasporto delle attrezzature di laboratorio, delle apparecchiature fotografiche e di un nubifugatore modello 1953, Robert A. McCullough era stato il primo a partire, insieme alla moglie, alla figlia, e al figlioletto di due anni, per il viaggio di tremilatrecento miglia che, da Rangeley, nel Maine, lo avrebbe condotto a Tucson, in Arizona.

L’operazione nel deserto era stata organizzata durante l’estate e l’equipaggiamento era stato preparato in settembre. Lo scopo era duplice: in primo luogo, ripetere, nel Sud Ovest, su scala più vasta, con l’intento di bloccare e d’invertire il processo di desertificazione, le operazioni di nubificazione che nei due anni precedenti avevano consentito di sconfiggere la siccità nel New England; in secondo luogo, verificare l’ipotesi secondo la quale il pulviscolo nero provocava la siccità, e una relazione esisteva tra la foschia nerastra nell’atmosfera e la presenza delle grandi luci pulsanti, gialle e rossastre, che il dottor Reich aveva imparato a distinguere dai pianeti e dalle stelle fisse azzurre.

Come base era stata scelta la città di Tucson, in Arizona. Innanzitutto, Tucson era situata nel territorio sud-occidentale degli Stati Uniti, a poche centinaia di miglia dall’Oceano Pacifico, dove la corrente energetica sud-occidentale entrava nel continente. In secondo luogo, il territorio era aperto a sud-ovest verso l’Oceano Pacifico, a settentrione verso il Great Basin, e a nord-est verso le Grandi Pianure, talché l’umidità attirata dal Pacifico avrebbe potuto spostarsi liberamente in tutte le suddette direzioni. In terzo luogo, la regione intorno alla città, pressoché priva di vegetazione, era uno dei deserti più torridi e più antichi del continente, dove non pioveva da cinque anni: gli alvei dei fiumi erano asciutti da una cinquantina d’anni. In quarto luogo, il dottor Reich sperava d’incontrare il signor Douglas, direttore della South Arizona Bank and Trust Company, nonché consigliere del presidente Eisenhower, con cui era in rapporto epistolare. Benché il signor Douglas vivesse a Tucson, il dottor Reich non sarebbe riuscito, per una serie di ragioni, a conoscerlo personalmente, tuttavia la sua banca avrebbe dimostrato la massima disponibilità, risultando di grande aiuto all’operazione.

Benché fosse laureato in medicina, il dottor Reich non esercitava la professione medica, né aveva mai voluto procurarsi l’abilitazione negli Stati Uniti, in quanto era persuaso che non fosse necessario. Guadagnava bene insegnando tecniche psicoterapeutiche a medici, psicologi, pedagogisti, assistenti sociali, preti, però destinava gran parte delle proprie risorse alla ricerca. Di conseguenza, viveva modestamente, senza lussi.

Comunque, avrebbe desiderato poter abbandonare il lavoro connesso alla terapia delle nevrosi per dedicarsi interamente alle ricerche sulle manifestazioni e sulle applicazioni astrofisiche dell’energia vitale. In seguito alle sue ultime scoperte, che concernevano la gravitazione e la propulsione, e che dunque conferivano un potere e una responsabilità enormi, era convinto di essere impegnato in un lavoro d’importanza estrema, che aveva implicazioni tali da dover rimanere segreto per motivi di sicurezza nazionale. Diversi enti governativi, fra cui l’Atomic Energy Commission, venivano tenuti regolarmente informati dei suoi sviluppi.
 
Nell’ambito di queste ricerche era fondamentale la spedizione nel Sud Ovest. Allo scopo di sovvenzionarla era stato istituito un comitato finanziario, composto dal dottor Elsworth Baker,  di Fair Haven, New Jersey, dal dottor Michael Silvert, di New York, e da William Steig, di Cream Ridge, New Jersey. A tale comitato era stata affidata la responsabilità dell’amministrazione del fondo spese, che avrebbe dovuto fornire circa duemila dollari al mese. In tutto, la Wilhelm Reich Foundation disponeva di circa seimila dollari. Inoltre, il dottor Reich aveva deciso d’investire nell’operazione altri cinquemilaquattrocento dollari, da prelevarsi dai suoi stessi diritti d’autore, accumulati nel corso del 1952 e del 1953 allo scopo di finanziare le ricerche. Baker e Steig avevano raccolto fondi nell’Est, mentre Silvert si era occupato della contabilità.
 
Con il dottor Reich, il 19 ottobre, sarebbe partita sua figlia, Eva, che sarebbe stata il medico del gruppo, in quanto era laureata in medicina e aveva esercitato ad Hancock, nel Maine. L’assistente operatore al cannone spaziale sarebbe stato William Moise, marito di Eva Reich, mentre Ernest Peter Reich, figlio del dottor Reich e di Ilse Ollendorf, si sarebbe reso molto utile, benché avesse soltanto dieci anni, sia nello sbrigare commissioni, sia nel compiere osservazioni, sia nell’assistere Moise al cannone spaziale. Moise e Peter erano partiti la mattina del 12 ottobre.

Durante il viaggio attraverso il continente, McCullough aveva trovato ovunque le tracce delle attività delle luci aliene: gli ammassi di foschia letale grigio-nerastra, che assorbiva l’ossigeno e l’acqua.

Dal New Hampshire al Kansas, attraverso tutto il Medio Ovest, la foschia letale gravava opaca come un manto sulle città e riempiva le valli, rannerandole: soltanto le cime delle montagne spiccavano nitide e luminose. Nelle Grandi Pianure, invece, si accumulava in strati bassi, soprattutto all’orizzonte.

A Cleveland, in Ohio, un cittadino aveva detto a McCullough: «L’inverno, ormai, non esiste più. Non nevica quasi più: cade soltanto un po’ di pioggerella, sporca di smog.»

Anche se il nubifugatore, sopra l’autocarro, era chiuso, coperto e puntato all’indietro, verso terra, le nubi, durante il giorno, si formavano, si addensavano, e si dissipavano al passaggio della famiglia McCullough.

Proseguendo il viaggio, i McCullough non avvistarono più nessuna luce aliena, fino a quando, il 18 ottobre 1954, sui versanti montani venti miglia a sud-est di Tucson, una luce gialloarancione a forma di manubrio comparve per circa trenta secondi, alle otto di sera. A mezzanotte, un bombardiere B-47 effettuò un atterraggio di esercitazione a Tucson, ma non riuscì più a decollare, si schiantò, e infine s’incendiò. Si ebbe una vittima. McCullough si domandò se fosse possibile che esistesse una connessione tra i due fatti.
 
Quando arrivò a Tucson, scoprì che la foschia letale era molto densa: irritava gli occhi ed era estremamente disidratante. La desertificazione era aumentata molto. Gli alberi stavano morendo in tutto il territorio fra il Colorado e il New Mexico: persino i deserti stavano morendo. Nel New Mexico meridionale, dove McCullough aveva campeggiato quattordici anni prima, vi erano state foreste di yucca, mentre ormai si trovavano soltanto tumbleweed.




(From Alessandro Zabini, Wilhelm Reich e il segreto dei dischi volanti, Roma, Tre Editori, 1996, pp. 22-26)


Pour être informé des derniers articles, inscrivez vous :
Commenter cet article