«In sostanza, i monaci dellabbazia identificarono Avalon con Glastonbury» (AVALON: Appunti dinvito alla lettura«Glosse etimologiche»III.2)
In sostanza, i monaci dell’abbazia identificarono Avalon con Glastonbury interpretando il nome dell’isola come derivato dalle frutta che produceva anziché dal nome del personaggio che la governava. La modificazione della grafia, che aggiunge il suffisso -niae ad Avallo per giustificare lo spostamento d’interpretazione, dimostra la falsificazione. Invece nella Historia regum Britannie di Goffredo, composta nel 1135-1136, dove Avalon viene citata per la prima volta, insula Avallonis significa «isola di Avallo», ossia di un personaggio che portava questo nome, anche se in seguito Wace, Chrétien de Troyes e Maria di Francia lo interpretarono come toponimo. Viceversa, il traduttore gallese di Goffredo, nel Brut Tysilio (IX, 4 e XI, 2), rese insula Avallonis con ynis Avallach, mentre in Gesta Regum Britanniae (circa 1235), attribuito a Guillaume de Rennes, si legge che Arthur, ferito, si recò alla corte del re Avallo, il quale era, forse, padre di una dèa innominata, che dimorava insieme ad altre vergini a lei sottoposte in un’isola di fertilità prodigiosa. Lo stesso si legge a proposito del sovrano dell’isola, Avalloc, in una interpolazione al De antiquitate Glastoniensis ecclesiae di Guglielmo di Malmesbury, dovuta ai monaci di Glastonbury.
D’altronde, Giraldo Cambrense, nello Speculusm Ecclesiae, che ricava le informazioni da De antiquitate, non mantiene la grafia presente in quest’ultima opera, bensì ripristina quella corrispondente a Goffredo, ovvero la forma Avallo, che, secondo Edmond Faral, non deriva dal Bretone, non ha nulla a che vedere con Avallach e forme simili, e dunque neppure con il dio dei morti irlandese e con l’antenato mitico delle genalogie gallesi.
Per giunta, l’interpolatore afferma che Glastonbury era ancora comunemente chiamata insula Avalloniae, mentre Giraldo Cambrense, sia nel De principis instructione sia nello Speculum ecclesiae, e Rodolfo di Coggeshale, nel Chronicon anglicanum, dichiarano, rispettivamente alla fine del XII secolo e all’inizio del XIII, che tale appellativo era precedente, antico, non si usava più. Non lo conosceva neppure Caradoc di Llancarvan nel 1140-1150. È difficile pensare che fosse scomparso dall’uso in pochi decenni. Secondo Faral, si tratta evidentemente di una falsificazione.
D’altronde, Giraldo Cambrense, nello Speculusm Ecclesiae, che ricava le informazioni da De antiquitate, non mantiene la grafia presente in quest’ultima opera, bensì ripristina quella corrispondente a Goffredo, ovvero la forma Avallo, che, secondo Edmond Faral, non deriva dal Bretone, non ha nulla a che vedere con Avallach e forme simili, e dunque neppure con il dio dei morti irlandese e con l’antenato mitico delle genalogie gallesi.
Per giunta, l’interpolatore afferma che Glastonbury era ancora comunemente chiamata insula Avalloniae, mentre Giraldo Cambrense, sia nel De principis instructione sia nello Speculum ecclesiae, e Rodolfo di Coggeshale, nel Chronicon anglicanum, dichiarano, rispettivamente alla fine del XII secolo e all’inizio del XIII, che tale appellativo era precedente, antico, non si usava più. Non lo conosceva neppure Caradoc di Llancarvan nel 1140-1150. È difficile pensare che fosse scomparso dall’uso in pochi decenni. Secondo Faral, si tratta evidentemente di una falsificazione.