Forse Ganhumara era «una sacerdotessa vergine che aveva un pettine e uno specchio» (AVALON: Appunti dinvito alla lettura«Montaggio parafrastico gudiricense»V.4)
Forse Ganhumara era «una sacerdotessa vergine che aveva un pettine e uno specchio, simboli della sua capacità di leggere il futuro». Forse era «la Somma Sacerdotessa dei Pitti: vergine, ministra del culto, iniziatrice, sibilla, emblema», come dimostra la sua capacità di scendere nel mondo infero e di risalire al mondo supero. Figura angelica, che l’iniziando scorge dalla soglia infera, celebrava i suoi riti sull’Isola di Man, «vicino all’Irlanda», laddove «i Galli da secoli reclutavano le loro sacerdotesse»—«nel lontano mondo occidentale […] che ha sempre rappresentato agli occhi degli Europei il mondo del tramonto dove finivano gli eroi defunti».
Al pari delle altre sacerdotesse di Avalon, tuttavia, era anche colei che, dopo la morte, accompagnava alle Isole dei Beati. Era «sacerdotessa dei defunti», sovrana dei trapassati nel Castello del Graal, ad Avalon, e «sull’Isola di Man, l’isola sepolcrale», dove altri nobili ed eroi già riposavano nei cimiteri antichi, e dove lei stessa fece costruire il proprio sepolcro e quello del marito. «Presiedeva al regno dei morti» il suo consorte, re Arthur, che infine avrebbe riconquistato l’isola, vi avrebbe nascosto il proprio tesoro, e vi avrebbe costruito o vi avrebbe trasferito «il suo precedente castello del Graal». Forse in fin di vita, forse defunto, egli, al pari di Menelao, marito della divina Elena—al pari di Achille—al pari degli altri eroi, che, come Anguselus, avevano ritualmente e simbolicamente vissuto ad Avalon l’esperienza della morte e della rinascita—in quanto marito di Ganhumara, poté essere trasportato, non dalla madre, bensì dalla sorella, che era anche una dèa, sull’isola meravigliosa, un’isola dei beati, e godervi di una vita paradisiaca oltre la morte.
Al pari delle altre sacerdotesse di Avalon, tuttavia, era anche colei che, dopo la morte, accompagnava alle Isole dei Beati. Era «sacerdotessa dei defunti», sovrana dei trapassati nel Castello del Graal, ad Avalon, e «sull’Isola di Man, l’isola sepolcrale», dove altri nobili ed eroi già riposavano nei cimiteri antichi, e dove lei stessa fece costruire il proprio sepolcro e quello del marito. «Presiedeva al regno dei morti» il suo consorte, re Arthur, che infine avrebbe riconquistato l’isola, vi avrebbe nascosto il proprio tesoro, e vi avrebbe costruito o vi avrebbe trasferito «il suo precedente castello del Graal». Forse in fin di vita, forse defunto, egli, al pari di Menelao, marito della divina Elena—al pari di Achille—al pari degli altri eroi, che, come Anguselus, avevano ritualmente e simbolicamente vissuto ad Avalon l’esperienza della morte e della rinascita—in quanto marito di Ganhumara, poté essere trasportato, non dalla madre, bensì dalla sorella, che era anche una dèa, sull’isola meravigliosa, un’isola dei beati, e godervi di una vita paradisiaca oltre la morte.