«Fu attribuita a Caradoc di Llancarvan, che probabilmente non ne fu lautore, una biografia di Gildas» (AVALON: Appunti dinvito alla lettura«Montaggio parafrastico gudiricense»V.1)
Fu attribuita a Caradoc di Llancarvan, che probabilmente non ne fu l’autore, una biografia di Gildas, Vita Gildae, colma d’inesattezze, ancorché breve, e commissionata dai monaci per favorire e accrescere il prestigio dell’abbazia di Glastonbury collegandola ad Arthur, che con essa non aveva mai avuto nulla a che fare, e attirare così i pellegrini. In essa si narra, infatti, che la regina Guennuvar fu condotta a Glastonbury da un re ribelle—rebellis, che aveva ripreso la guerra contro Arthur—vale a dire Melvas, o Meluas, o Maheolas, re della Terra dell’Estate, il quale, a giudicare dal suo nome, sembra essere irlandese, e, come si è visto, nell’Erec di Chrétien è re dell’Isle de Voirre, ovvero Gorre, l’Isola di Man.
Questi condusse la sua prigioniera in un famoso santuario, che però non poteva essere cristiano, perché nessuna istituzione cristiana si sarebbe resa complice del rapimento di una regina incoronata dei Britanni—evento straordinario, questo, a differenza dei rapimenti di donne comuni, che erano invece abbastanza frequenti. Dunque doveva essere «un santuario pagano […] circondato dal mare», anticamente abitato da un antenato della regina—un luogo un tempo cristiano, ridivenuto pagano—un regno pagano che Arthur dovrà dunque riconquistare— Gorhan o Gorre—con «una fortezza sacra su un’isola»—la Fortezza sull’Isola, affidata da re Urien, od Orry, ad un reggente, Meleagant, figlio di un sacerdote pagano, il mago o druido Bademagus, nipote dello stesso re Urien.
Che la regina rapita fu condotta a Gorre, ovvero ad Avalon, si legge nelle più antiche fonti ove si trova narrato il ratto, ossia Le Chevalier de la Charrette, di Chrétien de Troyes, circa 1167; Lanzelet, che, intorno al 1194, Ulrich von Zatzikhoven scrisse, anzi tradusse, «da un perduto originale in francese antico», o da qualche «testo in antico britannico» proveniente dalla Scozia; e il Vulgate o Prose Lancelot, composto fra 1220 e 1230, contenente un resoconto dell’infanzia di Anguselus, il cui originale fu forse redatto nell’antica lingua dei Britanni da Ganhumara in persona, o forse dalla Dama del Lago.
Secondo J.L. Weston e R.S. Loomis, il ratto di Ganhumara non avvenne realmente—fu mitico, ricostruzione del ratto di Proserpina. Eppure la sua morfologia non vi corrisponde: la regina non è fanciulla; non viene rapita dalla sua casa natale; non viene liberata con la forza dalla madre; non è neppure—a differenza di Elena—salvata dal marito o dal fratello. Nondimeno, il racconto di Chrétien segue la morfologia della fiaba—la storia si mescola con il mito—il marito che strappa la donna, divinità femminile tellurica, dalle braccia di un dio infero.
Questi condusse la sua prigioniera in un famoso santuario, che però non poteva essere cristiano, perché nessuna istituzione cristiana si sarebbe resa complice del rapimento di una regina incoronata dei Britanni—evento straordinario, questo, a differenza dei rapimenti di donne comuni, che erano invece abbastanza frequenti. Dunque doveva essere «un santuario pagano […] circondato dal mare», anticamente abitato da un antenato della regina—un luogo un tempo cristiano, ridivenuto pagano—un regno pagano che Arthur dovrà dunque riconquistare— Gorhan o Gorre—con «una fortezza sacra su un’isola»—la Fortezza sull’Isola, affidata da re Urien, od Orry, ad un reggente, Meleagant, figlio di un sacerdote pagano, il mago o druido Bademagus, nipote dello stesso re Urien.
Che la regina rapita fu condotta a Gorre, ovvero ad Avalon, si legge nelle più antiche fonti ove si trova narrato il ratto, ossia Le Chevalier de la Charrette, di Chrétien de Troyes, circa 1167; Lanzelet, che, intorno al 1194, Ulrich von Zatzikhoven scrisse, anzi tradusse, «da un perduto originale in francese antico», o da qualche «testo in antico britannico» proveniente dalla Scozia; e il Vulgate o Prose Lancelot, composto fra 1220 e 1230, contenente un resoconto dell’infanzia di Anguselus, il cui originale fu forse redatto nell’antica lingua dei Britanni da Ganhumara in persona, o forse dalla Dama del Lago.
Secondo J.L. Weston e R.S. Loomis, il ratto di Ganhumara non avvenne realmente—fu mitico, ricostruzione del ratto di Proserpina. Eppure la sua morfologia non vi corrisponde: la regina non è fanciulla; non viene rapita dalla sua casa natale; non viene liberata con la forza dalla madre; non è neppure—a differenza di Elena—salvata dal marito o dal fratello. Nondimeno, il racconto di Chrétien segue la morfologia della fiaba—la storia si mescola con il mito—il marito che strappa la donna, divinità femminile tellurica, dalle braccia di un dio infero.