King Arthurs Sons: A Brief Summary With References
Nei testi arthuriani più antichi si trovano accenni ad alcuni figli di Arthur. La Historia Brittonum, composta forse intorno all’anno 800 da un monaco gallese chiamato Nennius, ricorda un figlio di Arthur, di nome Amr, la cui tomba meravigliosa, situata in una regione chiamata Ercing, presso una sorgente chiamata Licat Amr, era inclusa fra le Mirabilia della Britannia, giacché ogni volta che veniva misurata, e chiunque la misurasse, non aveva mai le medesime dimensioni. Nello stesso passo (Historia Brittonum, 73), si legge che fu proprio Arthur a seppellirvi il figlio, dopo averlo ucciso.
Nei Mabinogion si accenna più volte ai figli di Arthur, senza mai affermare esplicitamente che li aveva avuti da Ganhumara: in Gereint and Enid è citato Amhar, ovvero Amr, il cui nome è reso altrove con la grafia Anir; in Culhwch and Olwen è nominato Gwydre, ucciso dal cinghiale Twrch Trwyth; nel Dream of Rhonabwy compare Llacheu, successivamente identificato con Lohot o Loholt. Questi era probabilmente un personaggio di considerevole importanza nelle antiche saghe arthuriane gallesi, come osserva Rachel Bromwich nelle sue note alle Triadi 4 e 91, in cui egli è nominato. Quelle che seguono sono le traduzioni inglesi, tratte da Trioedd Ynys Prydein: The Welsh Triads (a cura di Rachel Bromwich, Cardiff, University of Wales Press, 1978, pp. 8 e 219), di queste due Triadi, la seconda delle quali deriva probabilmente dalla Parte II di Y Seint Greal, un adattamento in Middle Welsh del Perlesvaus.
Three Well-Endowed Men of the Island of Britain:
Gwalchmai son of Gwyar,
and Llachau son of Arthur,
and Rhiwallawn Broom-Hair.
Three fearless Men of the Island of Britain:
The first was Gwalchmai son of Gwyar,
the second was Llachau son of Arthur,
and the third was (Peredur) son of Earl Efrog.
La traduzione inglese «Well-Endowed», nella Triade 4, corrisponde all’originale «Deifnyawc», che, sebbene arduo da interpretare e tradurre, potrebbe significare «qualificato per discendenza a regnare».
Gli antichi versi gallesi ricordano Llacheu per le sue prodezze in battaglia. In Pa Gwr (Arthur and the Porter, Black Book of Carmarthen, XXXI), il re medesimo ricorda il valore del figlio, che aveva combattuto spesso al fianco di Kay, affrontando impavimente i nemici e massacrandoli.
In una nota a Dream of Rhonabwy, un racconto dei Mabinogion in cui Llacheu è incluso nel lungo elenco dei numerosi consiglieri di Arthur, Lady Charlotte Guest riferisce che nelle antiche poesie gallesi si narrava che il figlio del re era caduto combattendo valorosamente nella battaglia di Llongborth, cantata dal poeta Llywarch Hen nella elegia per Gereint, figlio di Erbin (Gereint Filius Erbin, Black Book of Carmarthen, XXII; anche in Red Book of Hergest).
In Ymddiddan Gwyn ap Nudd a Gwyddno Garanhir (The Dialogue of Gwyn ap Nudd and Gwyddno Garanhir, Black Book of Carmarthen, XXXIII) si allude, senza nominarlo, al luogo in cui fu cu ucciso Llacheu, figlio di Arthur, celebrato nei canti, quando i corvi volavano gracchiando sul campo di battaglia intriso di sangue.
Come accennato in precedenza, Llacheu è stato identificato con Loholz, «li fiz le roi Artu» (Erec et Enide, v. 1732), che Chrétien de Troyes include fra i guerrieri alla corte di Arthur. Come Lohot, o Loholt, è citato diverse volte, quale cavaliere della Tavola Rotonda, nel Vulgate Cycle. In particolare, nel Merlin (Vulgate Cycle, II, 316) si afferma che il suo assassinio fu l’unico tradimento perpetrato da Kay. Nel Livre d’Artus (Vulgate Cycle, VII, 52), il re ha un sogno in cui è rappresentata simbolicamente la morte di Loholt, quale è descritta nel Perlesvaus. Nel Lanzelet di Ulrich von Zatzikhofen, egli compare come Lout, figlio di Ginover (Ganhumara), assassinato da Kay.
Nel Branch XV del Perlesvaus (vv. 4901 ss.; 6292 ss.), Perceval attraversa un paese devastato e giunge a un eremo nella foresta mentre vi si celebra un rito funebre per un defunto che giace dinanzi all’altare, coperto da un drappo mortuario: è Loholt, figlio di Arthur. Un eremita racconta a Perceval che Lohot, giunto in quella regione in cerca di avventura, ha affrontato e ucciso il gigante che l’aveva devastata, poi, rispettando quella che era la sua prodigiosa usanza con i nemici uccisi, si è disteso sul cadavere e si è addormentato. Giunto per caso nelle vicinanze, Kay ha udito i rumori del combattimento ed è accorso, trovando Lohot già addormentato. Allora lo ha decapitato e lo ha deposto in un sarcofago di pietra, poi ha tagliato la testa al gigante per portarla alla corte di Arthur e assumersi il merito dell’impresa. Una damigella bellissima ha avvertito l’eremita della morte del gigante, lo ha condotto al sarcofago di Lohot, ha chiesto la testa di questi come guiderdone, l’ha collocata in un forziere d’oro incrostato di pietre preziose, internamente guarnito di balsami, e con essa è partita.
Nel Branch XIX, mentre Arthur si accinge a recarsi in pellegrinaggio al castello del Graal, la bellissima damigella porta a corte il forziere d’oro, accompagnato da una lettera di spiegazione, affermando che contiene la testa di un cavaliere e che soltanto il suo assassino può aprirlo. Infatti vi si provano Arthur, Gawain, e tutti i cavalieri, senza che nessuno vi riesca, tranne Kay. Nella lettera si afferma che la testa è quella di Lohot, e si racconta come questi ha sconfitto il gigante e come è stato assassinato poco dopo, nonché da chi. Successivamente si apprende che Kay si è alleato con Brian des Illes e con Claudas per ribellarsi al re. Affranta per la morte del figlio, Ganhumara muore di dolore e viene sepolta ad Avalon, dove Arthur e Gawain, prima, e poi Lancillotto, si recano in pellegrinaggio sulla sua tomba.
Nella Parte II di Y Seint Greal (304-305, 339 ss.), Lohot, figlio di Arthur, uccide e decapita il gigante Logrin Gawr. Geloso della sua prodezza, Kay lo uccide a tradimento, quindi si assume il merito dell’impresa, e come prova porta la testa del gigante ad Arthur, il quale, tuttavia, rimane perplesso per il mancato ritorno del figlio. L’assassinio di Lohot, o Llacheu, erede di Arthur, permette a Mordred di rivendicare il proprio legittimo diritto al trono.
Nei Mabinogion si accenna più volte ai figli di Arthur, senza mai affermare esplicitamente che li aveva avuti da Ganhumara: in Gereint and Enid è citato Amhar, ovvero Amr, il cui nome è reso altrove con la grafia Anir; in Culhwch and Olwen è nominato Gwydre, ucciso dal cinghiale Twrch Trwyth; nel Dream of Rhonabwy compare Llacheu, successivamente identificato con Lohot o Loholt. Questi era probabilmente un personaggio di considerevole importanza nelle antiche saghe arthuriane gallesi, come osserva Rachel Bromwich nelle sue note alle Triadi 4 e 91, in cui egli è nominato. Quelle che seguono sono le traduzioni inglesi, tratte da Trioedd Ynys Prydein: The Welsh Triads (a cura di Rachel Bromwich, Cardiff, University of Wales Press, 1978, pp. 8 e 219), di queste due Triadi, la seconda delle quali deriva probabilmente dalla Parte II di Y Seint Greal, un adattamento in Middle Welsh del Perlesvaus.
Triade 4.
Three Well-Endowed Men of the Island of Britain:
Gwalchmai son of Gwyar,
and Llachau son of Arthur,
and Rhiwallawn Broom-Hair.
Triade 91.
Three fearless Men of the Island of Britain:
The first was Gwalchmai son of Gwyar,
the second was Llachau son of Arthur,
and the third was (Peredur) son of Earl Efrog.
La traduzione inglese «Well-Endowed», nella Triade 4, corrisponde all’originale «Deifnyawc», che, sebbene arduo da interpretare e tradurre, potrebbe significare «qualificato per discendenza a regnare».
Gli antichi versi gallesi ricordano Llacheu per le sue prodezze in battaglia. In Pa Gwr (Arthur and the Porter, Black Book of Carmarthen, XXXI), il re medesimo ricorda il valore del figlio, che aveva combattuto spesso al fianco di Kay, affrontando impavimente i nemici e massacrandoli.
In una nota a Dream of Rhonabwy, un racconto dei Mabinogion in cui Llacheu è incluso nel lungo elenco dei numerosi consiglieri di Arthur, Lady Charlotte Guest riferisce che nelle antiche poesie gallesi si narrava che il figlio del re era caduto combattendo valorosamente nella battaglia di Llongborth, cantata dal poeta Llywarch Hen nella elegia per Gereint, figlio di Erbin (Gereint Filius Erbin, Black Book of Carmarthen, XXII; anche in Red Book of Hergest).
In Ymddiddan Gwyn ap Nudd a Gwyddno Garanhir (The Dialogue of Gwyn ap Nudd and Gwyddno Garanhir, Black Book of Carmarthen, XXXIII) si allude, senza nominarlo, al luogo in cui fu cu ucciso Llacheu, figlio di Arthur, celebrato nei canti, quando i corvi volavano gracchiando sul campo di battaglia intriso di sangue.
Come accennato in precedenza, Llacheu è stato identificato con Loholz, «li fiz le roi Artu» (Erec et Enide, v. 1732), che Chrétien de Troyes include fra i guerrieri alla corte di Arthur. Come Lohot, o Loholt, è citato diverse volte, quale cavaliere della Tavola Rotonda, nel Vulgate Cycle. In particolare, nel Merlin (Vulgate Cycle, II, 316) si afferma che il suo assassinio fu l’unico tradimento perpetrato da Kay. Nel Livre d’Artus (Vulgate Cycle, VII, 52), il re ha un sogno in cui è rappresentata simbolicamente la morte di Loholt, quale è descritta nel Perlesvaus. Nel Lanzelet di Ulrich von Zatzikhofen, egli compare come Lout, figlio di Ginover (Ganhumara), assassinato da Kay.
Nel Branch XV del Perlesvaus (vv. 4901 ss.; 6292 ss.), Perceval attraversa un paese devastato e giunge a un eremo nella foresta mentre vi si celebra un rito funebre per un defunto che giace dinanzi all’altare, coperto da un drappo mortuario: è Loholt, figlio di Arthur. Un eremita racconta a Perceval che Lohot, giunto in quella regione in cerca di avventura, ha affrontato e ucciso il gigante che l’aveva devastata, poi, rispettando quella che era la sua prodigiosa usanza con i nemici uccisi, si è disteso sul cadavere e si è addormentato. Giunto per caso nelle vicinanze, Kay ha udito i rumori del combattimento ed è accorso, trovando Lohot già addormentato. Allora lo ha decapitato e lo ha deposto in un sarcofago di pietra, poi ha tagliato la testa al gigante per portarla alla corte di Arthur e assumersi il merito dell’impresa. Una damigella bellissima ha avvertito l’eremita della morte del gigante, lo ha condotto al sarcofago di Lohot, ha chiesto la testa di questi come guiderdone, l’ha collocata in un forziere d’oro incrostato di pietre preziose, internamente guarnito di balsami, e con essa è partita.
Nel Branch XIX, mentre Arthur si accinge a recarsi in pellegrinaggio al castello del Graal, la bellissima damigella porta a corte il forziere d’oro, accompagnato da una lettera di spiegazione, affermando che contiene la testa di un cavaliere e che soltanto il suo assassino può aprirlo. Infatti vi si provano Arthur, Gawain, e tutti i cavalieri, senza che nessuno vi riesca, tranne Kay. Nella lettera si afferma che la testa è quella di Lohot, e si racconta come questi ha sconfitto il gigante e come è stato assassinato poco dopo, nonché da chi. Successivamente si apprende che Kay si è alleato con Brian des Illes e con Claudas per ribellarsi al re. Affranta per la morte del figlio, Ganhumara muore di dolore e viene sepolta ad Avalon, dove Arthur e Gawain, prima, e poi Lancillotto, si recano in pellegrinaggio sulla sua tomba.
Nella Parte II di Y Seint Greal (304-305, 339 ss.), Lohot, figlio di Arthur, uccide e decapita il gigante Logrin Gawr. Geloso della sua prodezza, Kay lo uccide a tradimento, quindi si assume il merito dell’impresa, e come prova porta la testa del gigante ad Arthur, il quale, tuttavia, rimane perplesso per il mancato ritorno del figlio. L’assassinio di Lohot, o Llacheu, erede di Arthur, permette a Mordred di rivendicare il proprio legittimo diritto al trono.