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Publié par Alessandro Zabini






Così, le isole sacre ai Celti—i quali erano soliti attraversare l’acqua per recarsi a perfezionare la conoscenza dei misteri e dei segreti della magia—si confondono con le isole misteriose del mito. Sono isole lontane nel mare fulgido e spumeggiante—terre fiorite, boschi allietati dai canti degli uccelli, brezze musicali, paesaggi meravigliosi, bruma incomparabile, quieta e fresca bellezza, nutrimento abbondante e inesauribile. Sono isole dove il tempo si ferma, si blocca, è assente, e per chi vi dimora, non trascorre, oppure trascorre diversamente che altrove. Sono isole occultate dalle nebbie, in cui si vivono avventure di lotta e di amore—luoghi inferi oltre le acque, avvolti di caligine e di tenebra come il paese dei Cimmeri—

Came we then to the bounds of deepest water,
To the Kimmerian lands, and peopled cities
Covered with close-webbed mist, unpierced ever
With glitter of sun-rays
Nor with stars stretched, nor looking back from heaven
Swartest night stretched over wretched men there.

Sono isole simili ad Avalon, o forse sono tutte Avalon— isole incantate in cui dimorano le donne—una dama con le sue compagne, alcune ragazze, una dèa—depositarie della regalità e sacerdotesse, iniziatrici degli uomini nella catabasi e nella ierogamia—immagini della Terra delle Donne, in cui regna la divina Morgue, la quale «accoglie, nutre, dà da bere e colma di voluttà. Giacché l’aspetto erotico è tutt’altro che assente da queste evocazioni del paradiso».

Quale che sia il modo in cui viene storicamente immaginato, il luogo in cui si compiono la catabasi e la ierogamia—dalla quale dipende la ripresa della vita dopo la catastrofe—è un luogo infero, non tanto materialmente sotterraneo, quanto evocazione del luogo mitico «oltre le acque»—il mondo della morte, rappresentato cerimonialmente in un luogo sacro, situato «oltre una palude o un pascolo, al di là di uno specchio d’acqua profonda sormontato da un ponte, solitamente irto di punte metalliche, sotto un dirupo o precipizio roccioso, accanto a una gola, che assorda con il boato dell’acqua che precipita».

Se il ratto, a cui seguono la liberazione e la riconquista della donna rapita, è una prova iniziatica—una catabasi—e si svolge in un luogo infero, o dotato di significato infero, allora un luogo fortificato come il castello del Graal è «storicamente» luogo in cui avvengono le prove iniziatiche, ovvero luogo infero—e l’isola di  Avalon, sulla quale esso sorge, è miticamente isola dei morti.

Per i Celti, tutto è sempre in movimento e in trasformazione, nulla muore, nulla rimane stabile. Il mondo materiale o reale è un’apparenza, la quale cela un Altrove che sta oltre—un Altro Mondo, un «luogo a-temporale ed a-spaziale in cui si realizza il mondo immaginario del piano divino», privo di «contingenze negative», di gerarchie, di lavoro, di vecchiaia, di tempo e di morte.

L’Altrove può essere situato anche nei tumuli e nel mondo infero, a lato del mondo umano. Soltanto chi possiede una «seconda vista» può percepire l’Altrove, le cui porte non sono mai chiuse e possono essere varcate facilmente, soprattutto a Samhain. Allora si può compiere la catabasi, il viaggio nell’Aldilà, di cui Avalon è la porta.






Note

Indice

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