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Publié par Alessandro Zabini





Response




Scrivere come se fosse una voce che parla senza sapere che cosa si sta dicendo, perché nulla si ha da dire, tuttavia non si può tacere. La voce di chi? Con chi? Di cosa? Non importa. Non è una voce—scritto come se fosse parlato. Per non morire? Per respirare? … Perché? Al bar, in televisione, tutti, senza posa. Un panno senza difetti? Ecco il compito: individuare nelle parole, ordine, connessione, movimento, tutto ciò che distingue il panno senza difetti dalla malefatta ammarezzata, bastonata, cosparsa di onelletti, di cappietti, cavature, chiarelle e così via. Si sa, ma è detto bene? È quello che si dice, si sa, si dice, bene o male? Ritmo poetico, slogan, imitazione del nastro…



Call




«Ho voluto dire ciò che ho detto.»

la scrittura dice ciò che dice
ciò che avviene
«nel corpo stesso della scrittura, nella materialità della pagina».

«Prendere alla lettera ciò che si trova scritto sulla pagina,
ciò che la pagina stessa dice
nel movimento delle frasi che la compongono.»



(Appunti di lettura da Riccardo Campi, Favole per dialettici: Allegoria e modernità, Milano, Mimesis, 2005, p. 86, 87, 88.)
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