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Publié par Alessandro Zabini



Response


Tutti siamo involucri vuoti—come morti—inevitabilmente destinati a riprodurre involucri vuoti.


Call


Tutto è distrutto,
la catastrofe è permanente,
la legge del dominio impone di distruggere tutto
per creare la totalità del nulla.
La natura è cancellata:
tutto ciò che resta,
ovvero soltanto ciò che è fabbricato dall’uomo,
può soltanto prolungare la sofferenza.

Sono tutti (come) morti.

Non esiste più niente di vivo.
Non esiste altra vita che la vita falsa.
Non si può nemmeno sopravvivere.

Essere è una colpa.

L’ingiustizia è tale che il diritto diventa torto.

L’identità si realizza nella distruzione di soggetto e oggetto.
L’individuo, effimero, è pura esistenza vegetativa.
Ognuno è interscambiabile e superfluo.

L’individualità è prigione, illusione,
assenza di essere e di autonomia,
vuoto incarnato.

L’interiorità è assente,
annientata.

Ad eccezione del corpo, l’unità della persona è perduta,
disgregata in momenti isolati e decontestualizzati,
privi di finalità razionale e psicologica.

Dell’umano resta soltanto la deformazione.


 
(Appunti di lettura da T.W. Adorno, «Tentativo di capire il “Finale di Partita”.)

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