Overblog Suivre ce blog
Editer l'article Administration Créer mon blog
Crevice Weeds Writings—«waifs of many a wreck»—motley and fragmentary writings—sketchy and faulty—failed, perhaps—unconfined—along the borders, upon the thresholds and into the chinks of literature, «as foam that the sea-winds fret»…

Al Polo Australe in Velocipede

Alessandro Zabini

 

 

 

Il naufragio dell’Eira

«È vero ciò che si dice, signor Linderman?»
«A proposito di cosa, signor Wilkye?»
«Che la spedizione polare organizzata dai vostri compatrioti è miseramente naufragata?»
«È vero», rispose con voce secca colui che si chiamava Linderman.
«Dunque il vostro illustre esploratore polare è stato vinto dai ghiacci anche questa volta?»
«Cosa v’importa?»
«By-God! … Ad un onorevole membro della Società Geografica degli Stati Uniti può interessare molto.»
«Me lo dite con una certa ironia, signor Wilkye, da farmi supporre che voi siate contento che il mio compatriota Smith non sia riuscito.»
«Può essere, signor Linderman. Che volete? Sarei più contento che scoprisse il polo un americano, anziché un inglese.»
«Infatti, si è veduto come l’hanno scoperto i vostri compatrioti della Jannette
«La loro missione era diversa, signor Linderman. La Jannette andava in cerca di un passaggio libero fra lo stretto di Bering e quello di Davis, e non del Polo Nord.»
«Ed è naufragata miseramente», disse il signor Linderman, con ironia.
«Ma se si fosse diretta verso il polo, senza perdere tanti mesi a cercare il passaggio, forse sarebbe riuscita.»
«A farsi schiacciare dai ghiacci qualche mese prima.»
«Troppa fretta, signor Linderman.»
«Eh! … Pretendereste voi che gli americani debbano riuscire in tutto? … E chi credete che siano gli inglesi? … Degli uomini di cartapesta forse? … I miei compatrioti navigavano già nei mari polari, quando in Europa non si sapeva ancora che esistesse un’America.»
«Colpa dei vostri grandi navigatori che non l’hanno scoperta prima, questa America che dà tanta ombra al vostro paese», rispose con accento acre il signor Wilkye. «Ci voleva un italiano, un Cristoforo Colombo, per far sapere ai vostri navigatori che esisteva un altro continente!»

(Emilio Salgari, Al Polo Australe in Velocipede, con trenta disegni in bianco e nero nel testo, di Giuseppe Garibaldi Bruno, e una carta del viaggio fuori testo, disegnata da Domenico Locchi, Torino, Paravia, 1895).

 

 

 

 AustralePolo.jpg

 

 

 

 

Ciclista appassionato, Salgari narrò qui della scommessa a chi avrebbe raggiunto per primo il Polo Sud, fra l’americano Wilkye, in velocipede, e l’inglese Linderman, a bordo di un piroscafo chiamato Stella Polare: «una nave a vapore della portata di trecentosessanta tonnellate, attrezzata a goletta […]. Il suo sperone, tagliato ad angolo retto come quello dei moderni piroscafi, i suoi fianchi stretti, la sua alta alberatura, la davano subito a conoscere per una […] vera nave da corsa, capace di percorrere circa cinquecento miglia in sole ventiquattro ore, essendo dotata di una velocità di venti nodi all’ora ed anche di più, a tiraggio forzato». Alcuni anni più tardi, nel 1901, Salgari narrò di un altro bastimento con lo stesso nome, nell’insolito libro La Stella Polare ed il suo viaggio avventuroso, descrivendolo come segue.

«Era un legno che aveva già fatto le sue prove fra i ghiacci delle regioni artiche, sotto gli ordini dei capitani norvegesi Larsen e Jacobsen, due dei più intrepidi lupi di mare dell’oceano settentrionale ed anche due dei più famosi cacciatori di foche e di morse.
«Varato nel 1882 sotto il nome di Jason, ossia di Giasone, prima che ne facesse acquisto il Duca degli Abruzzi, si era già spinto parecchie volte fino allo Spitzbergen, onde cacciare quegli anfibi ed anche più a settentrione e, bisogna dirlo, sempre con felice esito.
«I ghiacci non avevano mai avuto l’onore di rinserrarlo e di schiacciargli le costole, e tutte le stagioni era tornato trionfante nei porti della Norvegia, portando dei grossi carichi di pelli e di grassi.
«Come tutte le navi che vanno a pescare i grandi cetacei, o cacciare le foche e le morse, la Stella Polare, così battezzata da S.A.R. il Duca degli Abruzzi, era costruita in legno» (Emilio Salgari, La Stella Polare ed il suo viaggio avventuroso, Genova, Donath, 1901).

 

 

 

 

 

 

Commentaires