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Crevice Weeds Writings—«waifs of many a wreck»—motley and fragmentary writings—sketchy and faulty—failed, perhaps—unconfined—along the borders, upon the thresholds and into the chinks of literature, «as foam that the sea-winds fret»…

Quando i cavalli furono picchettati (Il Manoscritto, 6)

Alessandro Zabini





Quando i cavalli furono picchettati, le ferite medicate, e le sentinelle appostate, i viaggiatori ci ringraziarono per il nostro tempestivo intervento: «Abbiamo esaminato il nostro compagno ferito,» disse uno di loro. «In verità, lo conosciamo appena. Siamo partiti da St. Louis per visitare le Grandi Pianure. Lungo il tragitto, lo abbiamo incontrato assieme agli Shawnee che lo accompagnavano e ci siamo uniti a loro per compiere un tratto di strada comune.  Non possiamo dire che sia un amico, ma siamo preoccupati per lui: è molto grave. Le nostre guide sono convinte che non avrebbe nessuna speranza di salvezza neppure se qui ci fosse un medico, ma ci hanno anche detto che talvolta la medicina indiana fa miracoli. Non vorreste visitarlo, per stabilire se sia possibile fare qualcosa per lui?»

Fra noi vi era un guerriero che aveva la facoltà di guarire molti mali perché era istruito, assistito e ispirato dal suo opa-wa-kon-wa, il suo spirito protettore. Senza esitazione, questo guerriero si recò a visitare il ferito grave.

Intanto, un anziano Shawnee mi informò che il viaggiatore ferito aveva detto di provenire dai boschi della Virginia occidentale: «È arrivato a Cape Girardeau per conoscere il nostro popolo, e in particolare te, Alec,» mi disse il vecchio. «Quando ha saputo che eri partito per la caccia, ha insistito per raggiungerti, così io e gli altri abbiamo deciso di scortarlo. Sembrava che per lui fosse molto importante parlare con te. Mi ha chiesto se ho conosciuto il grande Cornstalk e si è molto entusiasmato quando gli ho risposto di sì: abbiamo parlato a lungo di Cornstalk. Questo povero giovane conosce molte cose su Cornstalk e sugli Shawnee, benché sia un Bianco. Non so se potrà salvarsi, ma devi assolutamente parlargli.»

Purtroppo, il guerriero che sapeva curare tante malattie non potè far altro che lenire un poco il dolore del ferito, a cui restava ormai poco da vivere: «Non so come, ma ti ha riconosciuto,» mi disse il guerriero. «Quando gli ho confermato che sei proprio Alec Girty, mi ha chiesto di mandarti da lui. Vuole parlarti. Sembra che per lui sia molto importante.»

Il giovane viaggiatore ferito giaceva sull'erba, sotto un pioppo antico dalle foglie gialle. Mi guardò mentre mi avvicinavo e mi accosciavo accanto a lui: «Tu sei Alec Girty, vero?» chiese subito. Aveva gli occhi febbricitanti, il viso sudato, la camicia e le bende insanguinate, e tremava.

Anuii: «Sì, sono Alec Girty.»

«So che non mi resta molto da vivere. Ti prego di ascoltarmi. Credo che quello che devo dirti ti interesserà.»

«Ti ascolto,» risposi.

Tacque per alcuni istanti, prendendo fiato, poi cominciò a parlare: «Da molto tempo desideravo conoscerti, ma prima di quest'anno mi è stato impossibile compiere il viaggio dalla Virginia al Missouri. Non ho il tempo di dirti tutto nei dettagli... Comunque, conobbi tuo padre alcuni anni fa, a Malden, pochi mesi prima che morisse... Fui suo ospite... Mi fece consultare le sue carte: lettere e documenti che aveva conservato... Ascoltai e trascrissi le sue narrazioni... Sulla base di questi appunti raccontai la storia di Cornstalk, il grande capo e condottiero degli Shawnee... Ho portato con me una copia del manoscritto... Prima di pubblicarlo... volevo chiederti di leggerlo... e discuterne con te... per un'ultima revisione... Ho trascritto fedelmente le parole di tuo padre... Gli ho letto i miei appunti per essere sicuro di non averlo travisato... Ho confrontato il racconto... con le note che trassi dalle sue carte... e con tutte le fonti... che sono riuscito a trovare... Ti prego... Fai pubblicare... il manoscritto... ma non firmarlo... col mio nome... firmalo... col nome di tuo padre... Ti affido... tutti i documenti relativi a tuo padre... che sono in mio possesso... a casa mia... in Virginia... Tieni... ho scritto ora... un testamento...  A te lascio... tutte le carte... Ti affido anche... questa lettera... per mia moglie... Lei... è così giovane... così... bella... Ci siamo sposati... da così pochi anni... Ti prego... Dille... che l'amo tanto... E non la rivedrò... mai più... mai più... Ho paura! Se... potessi... almeno... rivederla... Ho... paura...»

Non osai interromperlo. Mi prese la mano, me la strinse, ed ebbe appena il tempo, ancora, di dirmi il suo nome, e dove abitava, e dove avrei potuto trovare, fra i suoi bagagli, la copia del manoscritto; poi spirò.

Fratello! Non conoscevo quel giovane, ma mi sembrò di aver perduto un amico di mio padre, del mio popolo, e mio. Lo seppellimmo sotto il pioppo, con un cerimonia molto semplice. I viaggiatori lessero qualche parola dalla loro Bibbia. Noi recitammo una preghiera shawnee e girammo verso occidente intorno alla fossa, prima che fosse riempita, spargendovi tabacco con la mano sinistra.

Tutto era tranquillo. I nemici ci sorvegliavano dal boschetto, senza muoversi. Seduto a mangiare accanto al fuoco che avevamo acceso, spiegai il mio piano di battaglia, che fu approvato da Paukisa e dagli altri, inclusi i Bianchi.

La quiete era profonda. Le sentinelle vigilavano sui cavalli e sorvegliavano il nemico. Nel cielo roteavano moltitudini di corvi. Molto lontano, nella pianura, si vedeva la polvere di una mandria di bisonti. Più vicino pascolavano branchi di cavalli selvaggi e di antilocapre: talvolta, la bianca coda di un'antilocapra scintillava come il riflesso del sole su uno specchio.

Poiché restavano alcune ore di attesa prima di agire, presi il manoscritto dal bagaglio dell'amico defunto, sedetti alla base di un pioppo, con l'Hawken accanto, e sfogliai le pagine con emozione.

Fratello! Cominciai la lettura e in breve mi parve di rivedere nostro padre, di risentire la sua voce...





(Continua)








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